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Perugia, sequestra, picchia e violenta la fidanzata: condannato a 11 anni

Francesca Marruco e Alessandro Antonini
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Quelle foto col volto tumefatto ce le hanno ancora tutti in mente. Amici e non. Erano visibili sul suo profilo Facebook. Caterina aveva denunciato anche così il suo aguzzino. Il suo fidanzato. Lo stesso uomo che, ancora ai domiciliari dal dicembre del 2019, ieri è stato condannato a 11 anni di reclusione dal primo collegio del tribunale di Perugia. I giudici, Francesco Loschi (presidente), a latere Sonia Grassi, Annarita Cataldi hanno emesso una condanna pesantissima nei confronti del 32enne Daniele Polzoni. La stessa sollecitata dal pubblico ministero, Gemma Miliani, che ha ereditato il fascicolo dal pm Carmen D’Onofrio, che ha lasciato la Procura di Perugia. I giudici hanno anche stabilito la condanna al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 35 mila euro. Il risarcimento poi verrà stabilito in sede civile.

 

 

“Non possiamo parlare di soddisfazione” esordisce l’avvocato Camillo Carini, che in aula ha rappresentato la giovane vittima. “Ma abbiamo visto accolte le nostre richieste, che sono state condivise con l’accusa”. In particolare Polzoni, difeso dall’avvocato Luca Brufani, è stato condannato per sequestro di persona, violenza sessuale, stalking e lesioni personali. Caterina aveva detto basta il 3 dicembre 2019. Dopo essere stata picchiata, presa a morsi, costretta a un rapporto orale, poi chiusa in casa del suo fidanzato contro la sua volontà. Le aveva detto che doveva rimanere lì finché non le fossero scomparsi i lividi che lui stesso le aveva provocato. Era scappata dalla finestra del bagno dopo che lui si era addormentato sul letto. Era scappata e aveva chiesto aiuto ai vicini di casa per mettersi in salvo. Poi aveva fatto denuncia e, la mattina dopo, aveva pubblicato le foto del suo volto, bellissimo, tumefatto,e quelle dei segni dei morsi che lui le aveva lasciato addosso. “Così mi ha ridotto divertendosi” aveva scritto sul suo profilo Facebook. Ma prima di scappare da quella finestra era stata già bersaglio di violenza brutale da parte del ragazzo. Lei stessa in aula, nel corso del processo, lo aveva raccontato nei dettagli i momenti più duri della sua storia malata con quel ragazzo di otto anni più grande, elettricista, ex pugile.

 

 

 

Prima c’era stata la gelosia ossessiva e malata, il cellulare controllato continuamente, il divieto di frequentare chiunque, amiche comprese, gli appostamenti sotto casa e sotto il luogo di lavoro (tanto che la ragazza lo aveva perso) le minacce di morte in caso di denuncia. Polzoni era stato catalogato come “socialmente pericoloso” solo tre anni fa. Condannato per lesioni gravi per aver tentato di staccare a morsi un pezzo di orecchio a un ragazzo durante una partita a ping pong in un bar di Bastia. Ma quando ha aggredito la sua ex era già tornato a piede libero: ai domiciliari per meno di due anni. Poi libero, anche di aggredire un’altra vittima.