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Covid in Umbria, terapie intensive piene: paziente trasferito in rianimazione fuori regione

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Alessandro Antonini
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Ospedali al collasso, terapie intensive piene: l’Umbria attiva la collaborazione interregionale per l’emergenza contagio e un paziente Covid ricoverato a Foligno viene trasferito alla terapia intensiva dell’ospedale di Siena. Si tratta di un uomo di 59 anni, fa sapere Le Scotte, arrivato la scorsa notte dal nosocomio folignate “nell'ambito di un accordo di collaborazione tra aziende e regioni”. In passato ci sono stati altri 4 casi ma per visite fatte nell’ospedale di Nottola e degenti portati a Le Scotte per questioni di logistica. Stavolta è diverso: il sistema ospedaliero regionale è in crisi, tanto che si sta attivando il piano di salvaguardia. Il commissario anti Covid della Regione Umbria, Massimo D’Angelo, conferma il trasferimento “dovuto a criticità sulle dotazioni dei posti letto”, in particolare le terapie intensive piene, ampliate giorno dopo giorno.

Siamo nel piano di salvaguardia”, fa sapere D’Angelo. Ma mancano i medici. Per concentrare tutti i rianimatori nei reparti Covid ieri palazzo Donini ha inviato una circolare a tutti gli ospedali: bloccati interventi chirurgici e visite non urgenti. Non solo a Perugia, ma in tutta l’Umbria. Fino al 21 febbraio è prevista la sospensione delle attività chirurgiche di ricovero programmate e dell’attività di specialistica ambulatoriale (priorità D e P). Anche in intramoenia.

Chiusi tutti gli accessi agli ospedali consentendo l’ingresso solo dall’entrata principale con sorveglianza e triage, stop visite ai degenti e accesso di assistenti ai soli testati con tampone molecolare negativo, potenziamento delle misure di sorveglianza del personale e degenti con tampone molecolare tutti i pazienti in ingresso come già avviene, da ripetere nei negativi a distanza di 48 ore mantenendo l’isolamento degli ingressi. Nelle strutture residenziali extraospedaliere si applicano le stesse misure. Questo perché ci sono “numerosi cluster ospedalieri e delle strutture extraospedaliere residenziali territoriali, che richiedono interventi tempestivi finalizzati alla limitazione della diffusione della circolazione virale, a ridurre la pressione sugli ospedali e ad aumentare la resilienza del sistema sanitario”. L’ospedale di Perugia, primo ad attivare queste misure, è al collasso. Ieri sono stati segnalati altri tre focolai, tra cui uno a ortopedia.