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Zona rossa in Umbria, Mencaroni: "Come togliere ossigeno a un malato terminale"

Sabrina Busiri Vici
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In Umbria altri quindici giorni di chiusura e zona rossa, cosa succederà alle imprese umbre? “Sarà come togliere l’ossigeno a un malato terminale”. Il paragone che fa Giorgio Mencaroni, presidente delle Camera di Commercio dell’Umbria, è soprattutto riferito alle categorie imprenditoriali più colpite, dalla ristorazione, al turismo, all’abbigliamento. “Capisco le necessità sanitarie - dice Mencaroni - ma se sono state varate delle misure per convivere con il virus perché questo non avviene?”. Spiega meglio: “Se c’è chi non rispetta le regole previste è importante sanzionare e far chiudere i trasgressori; se invece le misure non vengono ritenute più efficaci vanno riviste ma non è possibile andare avanti mettendo in sofferenza sempre le stesse categorie. Insomma, mi chiedo quanto è stato fatto finora a livello di controlli preventivi”. 

Il presidente Mencaroni parla di una situazione ormai al limite per i piccoli imprenditori che hanno consumato i loro risparmi per tenere i locali a norma anti Covid senza però poter contare su un giro di affari adeguato a coprire almeno le spese. A dare un po’ di respiro è rimasto solo l’asporto, per molti ultimo baluardo per scongiurare la chiusura. Tre le leve da considerare ci sono la capacità di fare spesa, la predisposizione a fare spesa e la possibilità di fare spesa. “La prima è calata drasticamente - dice Mencaroni - la seconda è diminuita e l’ultima, se chiudo, è azzerata. Perciò ribadisco il concetto del malato terminale”.

Per Mencaroni è arrivato ormai il momento che il governo assicuri sgravi fiscali. “Serve un aiuto concreto a tenere in vita la gente”, dichiara. “Spetterà poi anche alla Regione fare la propria parte e a integrare le azioni governative come ha fatto per le partite iva: è stato emesso un bando per erogare contributi”. Temi sui cui ragionare, secondo Mencaroni, per non arrivare al collasso.
Il venir meno del blocco dei licenziamenti, previsto a fine marzo, secondo il presidente non aiuterà le piccole e medie imprese. “E un arma a doppio taglio”, dice. “In una piccola impresa, con uno e due, massimo cinque dipendenti, tagliare il personale, significa recidere una parte dell’impresa. Se un’azienda va male non sarà certo sufficiente licenziare, in molti casi equivarrà a chiudere”. Auspica una proroga del provvedimento “anti-licenziamento”? “Una eventuale proroga - conclude - dovrà essere sostenuta da aiuti, primo fra tutti la cassa integrazione, provvedimenti che possano far ritrovare l’equilibrio e a migliorare lo stato di salute”.