Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Suarez, la rivelazione del giocatore: "Lavoravo al passaporto da un anno"

  • a
  • a
  • a

Sull’ottenimento del passaporto comunitario, Luis Suarez lavorava da un anno. Lo ha rivelato lo stesso attaccante dell'Atletico Madrid in un'intervista a El Transitor.

 

E’ la prima volta che Suarez parla in pubblico dell’argomento: i rapporti con la Juventus e l’esame “farsa” all’università per Stranieri di Perugia, per ottenere il passaporto in tempo per il tesseramento bianconero in Champions, poi sfumato.

Sul caso è aperta da parte della Procura di Perugia un’inchiesta che vede indagati i vertici dell’ateneo e alcuni dirigenti del club di Torino. Il Pistolero, che è già stato sentito dai magistrati di Perugia come persona informata sui fatti, dice la sua nell’intervista: “Si parlava molto dei bianconeri, ma c'erano molti club interessati.

 

 

 

Ho continuato a portare avanti il discorso del passaporto italiano perché ci stavo lavorando da un anno". Nella tesi dell’accusa a Suarez sarebbero stati rivelati in anticipo i contenuti dell’esame di italiano (certificato B1) passaggio fondamentale per il passaporto, al fine di una sicura promozione. Che alla fine c’è stata, con tanto di sessione straordinaria ad hoc. Ma non il tesseramento, mai avvenuto. Secondo i pm proprio per l’avvio dell’inchiesta.

 Sull’ultimo periodo in blaugrana, Suarez ha raccontato: "Sono stati giorni difficili. Non me lo aspettavo. Un giorno l’allenatore mi ha chiamato e mi detto che non contava su di me. Non gli ho chiesto perché. Mi hanno offerto la possibilità di non presentarmi all’allenamento, io ho detto loro che mi sarei presentato. I motivi della cessione? Non mi hanno spiegato nulla in nessun momento, è stata una decisione dell’allenatore e del consiglio. Non sono riuscito a parlare direttamente con Bartomeu, lo ha fatto il mio avvocato". Su Simeone, l’uruguiano ha commentato: "È uno di quegli allenatori che quando si tratta di convincere, ci riesce con la sua mentalità, la sua voglia, il positivismo. Non avevo timori, anzi, ero fiducioso che le cose sarebbero andate bene per me".