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Conte in piazza a offrirsi, il predellino di Berlusconi era altro: nacque il Pdl

Pietro De Leo
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Nell’epoca in cui il colpo d’occhio, in politica, è pari se non superiore al contenuto, le parole pronunciate ieri dal premier uscente Giuseppe Conte in Piazza Colonna non sono scindibili dal contesto. Il tavolino messo fuori dal Palazzo, in una costruzione artificiosamente improvvisata. L’inquadratura che non prendeva il luogo fisico del potere governativo ma anzi adocchiava, più giù, verso Montecitorio, il posto dei partiti.

 

 

E un tratto di discontinuità, improvvisa. Per molti osservatori il salto temporale è stato quasi automatico, al “predellino” di Silvio Berlusconi. Era il 18 novembre 2007, e durante un’ iniziativa di partito a Milano, il leader di Forza Italia si issò sull’ automobile e annunciò l’avvio di un grande progetto politico, che radunasse liberali, moderati e riformisti, per semplificare il quadro e, di fatto, puntare alla governabilità senza, di volta in volta, stare a contrattare con gli alleati (sempre stato, quello, il cruccio del Berlusconi premier). Conte, al contrario, non ha annunciato la nascita di nulla, piuttosto ha lanciato una specie di opa sul Movimento 5 Stelle. Evidentemente accantonate le velleità, a lungo accarezzate, di un partito personale, ha deciso di conquistare quello che lo ha visto protagonista collaterale, mai del tutto integrato. Quell’ “io ci sono”, rivolto al mondo pantastellato, suona come l’avvio di una battaglia per la leadership, pigliando la scorciatoia rispetto alla nascita di una creatura propria, evidentemente ardua al di fuori di Palazzo Chigi, nel Paese del velocissimo ribaltamento delle sorti.

 

 

E ci sono altri due messaggi, lanciati da Conte: il primo è a quelli che finora sono stati gli altri suoi compagni di ventura (Leu e Pd, ovviamente non  Italia Viva), affinché il percorso dell’accordo di governo diventi un’alleanza strutturale. Da ultimo, ha inviato un messaggio a Draghi: nessun ostacolo per la formazione del nuovo Esecutivo, con l’implicita richiesta di far parte della partita. Insomma, Conte, che non ha rappresentanza politica propria (al massimo qualche parlamentare del M5S che in lui si riconosce), soffre per lo sloggio da Palazzo Chigi. E s’offre per il futuro. Berlusconi, al contrario, plasmava nuovi assetti politici. A prescindere dal fatto che il Popolo della Libertà, poi, ebbe vita breve, turbolenta e una fine disgraziata, tra il tavolino e il predellino passa un mondo.