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Covid, l'Umbria rischia di diventare zona rossa. Gran parte dell'Italia resta gialla, ma i dati peggiorano

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C'è il timore che ora l'Umbria possa diventare zona rossa. I dati Covid della regione sono allarmanti e oggi, venerdì 5 febbraio, la Cabina di regia potrebbe decidere di intensificare le restrizioni. La presenza delle varianti brasiliana e inglese complica ulteriormente la situazione. Il valore dell'Rt medio italiano rimane fisso a 0.84. Significa che eccezioni a parte, nel periodo preso in considerazione non è stato registrato un aumento notevole dell'epidemia, anche se ci sono territori in cui i dati purtroppo peggiorano. 

A parte l'Umbria, accade la stessa cosa in Puglia, nella Provincia di Bolzano e in altre aree, seppur in maniera limitata. Soltanto la Sardegna dovrebbe comunque veder migliorata la fascia di assegnazione. Bolzano ha già annunciato un nuovo periodo di lockdown che tra l'altro dovrebbe durare per tutto il mese di febbraio. Resta poi proprio il nodo dell'Umbria. Attesa per le decisioni che saranno prese. Sicilia e Puglia sono in arancione e tali dovrebbero restare. In giallo il resto del territorio italiano, ma come già scritto, in alcune aree i dati sono più preoccupanti. In Abruzzo, ad esempio, dove i contagi della zona di Pescara sembrano dovuti in gran parte ad una delle varianti del virus. In Campania è stata segnalata una diffusione più intensa nelle scuole e non sono esclusi provvedimenti mirati, anche negli istituti superiori. L'Rt medio sembra essere superiore all'1 in cinque regioni, aspetto poco tranquillizzante così come l'aumento delle segnalazioni delle varianti. In Toscana e in Emilia Romagna invece non ci sono nuovi allarmi, così come nelle Marche e nel Lazio.

Intanto il Comitato tecnico scientifico è orientato a concedere l'apertura dei ristoranti anche di sera nei territori in zona gialla e di giorno in quelli nelle aree arancioni, seppur con maggiori restrizioni. La decisione spetta comunque al governo. Giova ricordare che il 15 febbraio cade il divieto di spostamento da regione a regione e andrebbero riaperti gli impianti da sci.