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Umbria, minorenne disabile deriso e picchiato: condanna a un anno per uno dei bulli

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Una condanna a un anno e 13 giorni con pena sospesa e non menzione. E’ questa la sentenza, patteggiata,  emessa dal gup di Spoleto nei giorni scorsi nei confronti di uno dei bulli che tra il 2016 e il 2017 rese la vita un inferno a un ragazzo del tuderte, deriso, picchiato e terrorizzato dal branco che lo aveva preso di mira con angherie di ogni tipo. Angherie vigliaccamente facilitate dal fatto che il ragazzo era affetto da deficit psicomotorio. La galleria della brutalità del branco parla di lesioni sul corpo, sigarette spente addosso, calci in faccia e alle gambe. E poi quegli inviti - trappola: lo chiamavano per andare al parco con loro e poi lo picchiavano davanti a tutti. Calci, pugni, spintoni per buttarlo a terra ripresi col cellulare.

 

 

Gli occhiali da vista sottratti in maniera violenza e buttati nel cestino, o lanciati contro un muro. I genitori erano stati costretti a ricompraglieli in tre circostanze. Una volta i suoi aguzzini lo hanno spinto a terra, gli hanno rubato una scarpa e gliel’hanno gettata in un posto lontano. Lui cercava solo di far parte di un gruppo. Ma il gruppo, feroce, lo ha ferito in ogni modo. Fisico e verbale. Lo deridevano dicendogli che non avrebbe mai preso la patente, lo facevano in mezzo ad altri coetanei. Lo prendevano in giro all’uscita di una pizzeria. Un calvario che aveva spinto la giovane vittima, che frequentava una scuola superiore del circondario, a smettere di uscire. Troppa la paura di incontrarli. 

 

 

Adesso per l’unico maggiorenne del gruppo di bulli - accusato di alcuni episodi - si è chiuso il procedimento di primo grado con un patteggiamento e il previsto sconto di un terzo della pena. L’avvocato Pietro Marruco, che assisteva la vittima, dice: “Il fatto più importante di questa brutta vicenda è che sia stata data giustizia a un ragazzo che tutto si meritava fuorché questo tipo di trattamento e a una madre che con tenacia è stata sempre vicina a suo figlio. Il dato morale -in casi come questi che spesso hanno anche un difficile quadro probatorio- credo sia più significativo di quello strettamente giuridico. Un grazie la procura di Spoleto per la solerzia e la cura con cui ha affrontato il caso”.