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Umbria, variante brasiliana in due anziani: uno era ospite di una Rsa e poi è morto

Francesca Marruco
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La doccia gelata è arrivata lunedì sera. Era contenuta in una comunicazione diretta alla direzione sanitaria regionale. Mittente: l’Istituto Superiore di Sanità. “In Umbria è stata isolata la sospetta presenza di una variante brasiliana, o similare in due campioni”. I due campioni, si è appreso poi, appartenevano a un 78enne e un 89enne. Uno è morto in seguito al Coronavirus. Uno ospite di una Rsa. Entrambi con patologie pregresse. Residenti nel perugino.

 

 

I loro tamponi, spiega la professoressa Mencacci della Microbiologia di Perugia, sono stati scelti perché non avevano motivo di essere positivi. Vivevano in contesti in cui il virus non sarebbe dovuto arrivare. E invece c’era. Eccome. E allora l’intuizione, di una dottoressa del Laboratorio, di includere i due campioni con gli altri 8 che l’8 gennaio scorso sono stati inviati all’ISS per sequenziare il genoma. Nel frattempo, in queste ultime tre settimane, in Umbria, specialmente nei comuni del perugino e della zona nord le cose non sono andate affatto bene. Contagi crescenti. Nei giorni scorsi c’è stata una sollecitazione da parte della direzione sanitaria regionale: il direttore regionale, Claudio Dario ha parlato con il direttore dell’Iss, Silvio Brusaferro.

 

 

E ora la conferma. In Umbria, come in Lombardia e Abruzzo, ci sono casi di sospetta variante brasiliana. Una variante particolarmente aggressiva del virus, fino a 8 volte più contagiosa di quello già in circolazione e resistente al vaccino. Solo che in Abruzzo e a Varese c’erano legami diretti con il Sudamerica. In Umbria, assolutamente no. Di lì la forte preoccupazione che la variante, sempre sia l’unica e non si debba avere notizia anche della presenza delle già etichettate inglese e sudafricana, circoli già senza argini. I campioni risultati positivi sono dell’8 gennaio. Quella particolare mutazione ha raggiunto perfino chi, praticamente non ha rapporti con il mondo esterno. Dunque fuori quanto circola? E’ quello che si cercherà di capire analizzando ulteriori 42 campioni inviati ieri all’ISS che ha assicurato risposte entro fine settimana. L’Umbria, col suo andamento preoccupante, rischia di diventare un caso nazionale. Tra i campioni prescelti ci sono quelli senza gene “s” (tipici della variante inglese), quelli di cluster che non hanno spiegazione epidemiologica e quelli di chi si è reinfettato per una seconda volta. Dopo la comunicazione di Roma, ieri in Umbria si è riunito un Cts d’urgenza. “Al momento - recita una nota al termine della riunione - le misure adottate con le ordinanze emanate dai sindaci delle aree interessate dall’alta incidenza sono state ritenute idonee a governare l’attuale fase epidemica. Infatti, anche sulla scorta delle raccomandazioni dell’Iss, prevedono misure rafforzate, come coprifuoco e chiusura delle scuole, alla luce dell’incremento del tasso di incidenza sulle fasce giovanili, peraltro dimostrato in caso di variante”.