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Foligno, famiglia froda il Fisco: sequestrati beni per un milione e 200 mila euro. Quattro indagati

Susanna Minelli
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In Umbria, a Foligno, una intera famiglia di imprenditori del comparto tessile indagata per fatture false, bancarotta fraudolenta, occultamento di scritture contabili, trasferimenti fittizi di proprietà e autoriciclaggio. E’ quanto emerso a seguito delle indagini sull'inchiesta Black Machine, condotta dagli uomini della guardia di finanza guidati dal capitano Antonio Auriemma e coordinati dalla Procura della Repubblica di Spoleto.

“Un sodalizio criminale composto da appartenenti alla stessa famiglia” affermano dalle fiamme gialle e che aveva strutturato “un articolato sistema di frode a danno dei creditori, finalizzato a privare del patrimonio alcune imprese in fallimento, per poi fare riapparire i beni come di proprietà di una società neocostituita”. 

E’ stato disposto, quindi, il sequestro di più di 100 macchinari, quote societarie, automezzi e un immobile, per un valore complessivo di oltre un milione e 200 mila euro. Per il pater familias, risultato indagato insieme ad altri tre componenti sempre della famiglia, è scattata, in seguito a quanto disposto dal gip del Tribunale di Spoleto, anche la misura interdittiva del divieto di esercitare l’attività imprenditoriale. Sempre per l’imprenditore il sostituto procuratore della Procura della Repubblica Vincenzo Ferrigno aveva tuttavia chiesto gli arresti domiciliari.

Le indagini, che hanno portato al sequestro dei beni, sono partite in seguito al fatto che alcuni dipendenti dell’azienda tessile, con sede nel territorio comprensoriale di Foligno, erano stati licenziati da una società e quindi riassunti da un’altra, senza però percepire il trattamento di fine rapporto che era stato maturato con la prima. 
Sono quindi partiti tutti gli accertamenti del caso che hanno portato a formulare l’ipotesi che l’imprenditore e i suoi tre familiari avrebbero messo in piedi un complesso sistema di frode a danno dei creditori, tra cui anche i lavoratori stessi.

“L’operazione – spiega la guardia di finanza - testimonia la necessità, nell’attività di contrasto ai reati di matrice economico-finanziaria, di disporre di specifiche competenze tecniche e investigative, in modo da potere fronteggiare adeguatamente la crescente complessità degli illeciti in materia, a tutela degli operatori onesti, messi già a dura prova dalle profonde difficoltà generate dall’attuale situazione di emergenza pandemica”.