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Covid in Umbria, mancano gli anestesisti per l'ospedale da campo: il bando non convince

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Alessandro Antonini
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Non supera la metà dei medici richiesti il numero degli anestesisti che hanno partecipato al bando per l’ospedale da campo della Regione. Bando prorogato fino alla data di ieri rispetto alla prima scadenza del 15 gennaio. Una decina le “manifestazioni di interesse”: ne servono almeno venti per la struttura mobile, aveva fatto sapere l’azienda ospedaliera di Perugia. Le tende montate vicino all’ospedale da campo dell’esercito, a più di un mese dall’allestimento, restano vuote.

 

Il progetto, finanziato da Bankitalia con tre milioni di euro, risale all’aprile scorso e tra ritardi, procedure riviste e riassegnazioni in corsa dell’appalto, è stato finito di montare alla fine dell’anno. Per attivarlo però servono i rianimatori. Il primo bando ha ottenuto sette adesioni. Da lì, per “ampliare la sfera di partecipanti in particolare specialisti in anestesia e rianimazione”, si è decisa la proroga al 1 febbraio. Ma l’allargamento auspicato non c’è stato. O meglio, c’è stato solo in minima parte.

Non convince il “conferimento di incarichi a tempo determinato della durata massima di un anno” a dirigenti medici di anestesia e rianimazione da destinare esclusivamente all'ospedale da campo presso l'azienda ospedaliera di Perugia. In altre regioni la durata dei contratti offerti è a tempo indeterminato. L'ospedale da campo da tre milioni di euro finanziato da Bankitalia può contare su 38 posti letto di cui 12 di terapia intensiva, 16 sub intensiva e 10 di degenze ordinaria. Per le terapie intensive sono stati installati shelter mobili, ossia container con tutte le dotazioni strumentali. Un padiglione può essere utilizzato per pronto soccorso e sala infermieri e in caso di necessità è possibile aumentare di 10 i posti letto. Intanto dalla prossima settimana all’ospedale di Perugia arriverà anche il “container” con dieci posti di terapia intensiva aggiuntivi (44 in totale in Umbria). Sarà installato nel parcheggio Avis. Anche qui: per attivare le degenze servono anestesisti. Al momento mancano. La Regione nel piano di salvaguardia aveva previsto di richiederli anche all’Esercito e alla Cri.