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Umbria, scuola: protesta contro la didattica a distanza. "Servono le lezioni in presenza"

Patrizia Antolini
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“La didattica a distanza è una scelta di emergenza. Non può essere gestita come una misura strutturale”. Roberta Pompili, rappresentante del movimento Priorità la Scuola dell'Umbria che riunisce insegnati, famiglie e studenti, in piazza Italia a Perugia con il coordinamento della sanità pubblica. Nelle ore in cui si sta discutendo una possibile chiusura di altri 15 giorni delle scuole, una parte della piazza dice dunque un no secco alla dad. “Se il Covid dura altri due anni pensano di ridurre la scuola a una piattaforma digitale? Tutto questo è inammissibile - prosegue Pompili insegnante del liceo artistico Bernardino Di Betto di Perugia - siamo molto preoccupati. La scuola va ripensata con sostanziosi investimenti economici e ripensato tutto il sistema. Dopo 10 mesi non possiamo accettare questo atteggiamento di inefficienza contro il diritto all’istruzione e alla salute - aggiunge ancora Pompili - Ripensare la scuola, soprattutto alla luce di questa emergenza, vuol dire, più risorse per il personale scolastico dimezzato e ormai precarizzato a vita. Perché da questo ne deriva anche la qualità del lavoro. Come è fondamentale, lo ha dimostrato questa pandemia, evitare le classi pollaio, troppo numerose”.

In conclusione, la Dad è e resta una scelta di emergenza: “Siamo in disaccordo a chiudere, la scuola ha bisogno di lezioni in presenza”. La piazza nella quale si sono ritrovate alcune decine di manifestanti era organizzata dal coordinamento sanità pubblica, un progetto che vede la presenza di associazioni, sindacati e del Fronte Gioventù Comunista. “Siamo davanti alla Regione per chiedere la stabilizzazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici precari e precarie della sanità, assunzioni con contratto a tempo indeterminato per infermieri e Oss.

Stiamo assistendo - dice Maria Chiara Verdutti di Fgc - alla retorica del medico eroe quando sarebbe molto più giusto rispettare la dignità dei lavoratori con stipendi e orari equi”. In seconda battuta si chiede “il mantenimento e il potenziamento di tutti i presidi ospedalieri territoriali: emblematico il caso dell’ospedale di Spoleto riconvertito Covid non si sa fino a quando - dice Verdutti - questi ospedali sono preziosi. Investire sulla sanità centralizzata in un territorio come quello umbro vuol dire ostacolare la garanzia ad un reale diritto alla salute per una larga parte della popolazione”.