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Giustizia, il procuratore generale: "A Perugia pene troppo lievi in fatto di stupefacenti e colletti bianchi"

Francesca Marruco
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Normalmente gremita, l’aula Goretti ieri mattina ospitava appena 16 persone. Un’inaugurazione dell’anno giudiziario così non si era mai vista. Ma la pandemia ha imposto regole nuove. Presenti solo i massimi rappresentanti della magistratura e delle istituzioni: il presidente della Corte d’Appello, Mario Vincenzo D’Aprile, il Procuratore generale reggente, Claudio Cicchella, una rappresentante del Csm e una del Ministero della Giustizia, la presidente, Donatella Tesei, i prefetti e i questori di Perugia e Terni, il sindaco di Perugia, Andrea Romizi e i comandanti regionali di Finanza e Carabinieri e un solo rappresentante per gli avvocati. “Dispensati dalla presenza” perfino i Procuratori Raffaele Cantone, Alberto Liguori e Alessandro Cannevale e i presidenti di tribunale.

 

 

La cerimonia, “all’insegna della sobrietà” è durata appena un’ora. Interventi cronometrati e ridotti all’osso. “Abbiamo ritenuto che una maggiore semplicità nelle forme fosse doverosa”, ha detto D’Aprile . Le criticità causate dal blocco dovuto alla pandemia, che hanno naturalmente rallentato l’attività dei tribunali, sono state il leit motiv di ogni relazione. Il presidente D’Aprile e il procuratore, Cicchella, hanno espresso sincera gratitudine a tutti i dipendenti della macchina giustizia e alle forze di polizia. “Gli uffici hanno risposto bene e grazie al gioco di squadra le difficoltà sono state via via superate”. Centrale in tutti gli interventi, la necessità di accelerare sulla cittadella giudiziaria: il Covid ha reso ancora più evidente l’inadeguatezza delle strutture perugine. Il Procuratore di Perugia, Cantone, nella sua relazione ha evidenziato che l’andamento dei reati in ambito familiare, nonostante un atteso aumento a causa del lockdown, “hanno subìto, in termini assoluti, persino un decremento”. D’Aprile e Cicchella hanno voluto esprimere profonda gratitudine al comparto giustizia umbro e alle forze dell’ordine.

 

Cicchella, che ha voluto ricordare con commozione la scomparsa del collega Dario Razzi, ha parlato delle differenze tra i tre distretti umbri. La prima, significativa, è relativa alla prescrizione: a Perugia e Spoleto si dichiarano prescritti il 32,4 % e il 34,1% dei processi in primo grado. A Terni appena il 4%. Le altre riguardano le condanne: “I tribunali per fatti di pari gravità comminano pene molto diverse, specialmente in relazione a reati concernenti lo spaccio. Più miti le condanne a Perugia, rispetto agli altri. Un dato oggettivo su cui riflettere se si considera che Perugia molto spesso a torto o a ragione è stata considerata una sorta di “hub” cui fare riferimento per il reperimento di sostanze stupefacenti. Il fenomeno è ancor più accentuato se si confrontano le pene applicate per reati di elevato allarme sociale quali bancarotte fraudolente e reati fiscali, con quelle nei distretti limitrofi. Si ha la percezione che nel distretto umbro la gravità del fenomeno criminale dei cosiddetti “white collars” sia in effetti sottovalutata”.