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Umbria, guerra nel Pd. In seicento scrivono a Zingaretti: "Serve l'assemblea, abbiamo bisogno di un partito vero"

Patrizia Antolini
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“Noi in Umbria vogliamo un Partito Democratico che continui ad innovare, creativo, aperto e responsabile. Basta rinvii”. E’ uno dei passaggi contenuti nell’appello firmato da oltre 600 tesserati e inviato al segretario nazionale Nicola Zingaretti e al commissario Enrico Rossi. Nel lungo elenco che viene aperto dai consiglieri regionali Simona Meloni, Michele Bettarelli, Fabio Paparelli e dalla capogruppo nel Comune di PerugiaSarah Bistocchi, mancano per motivi diversi, il candidato favorito alla segreteria regionale, Tommaso Bori, che da mesi invoca la parola ai tesserati, e la consigliera regionale Donatella Porzi.

“In questi giorni in cui l’emergenza sanitaria torna prepotentemente a preoccupare e condizionare le nostre vite, l’Umbria è attraversata da un pesante disorientamento amministrativo e politico - si legge nel documento - La giunta leghista si è dimostrata incapace di programmare le scelte sanitarie, di gestire la seconda ondata della pandemia, di organizzare servizi adeguati, di dare risposte. Nella nostra regione c’è bisogno di un Partito Democratico presente, autorevole, attivo e rappresentativo”. Il partito invece non riesce ancora a sollevarsi dalle secche dell’inchiesta giudiziaria e da 18 mesi stenta a ricreare il suo tessuto organizzativo, sia alla base che al vertice “senza adeguati luoghi di discussione e decisione, con gruppi dirigenti nei territori indeboliti e non coordinati”, scrivono.

E ancora: “Abbiamo chiesto un gesto di responsabilità collettiva: congelare i congressi già in atto, come già stabilito dal Dipartimento Nazionale dell’Organizzazione nella circolare del 27 ottobre. Questa situazione, però, non cancella l’esigenza e l’urgenza di tornare a dare quanto prima una guida al Pd. Nei prossimi giorni, senza vanificare il lavoro compiuto in questi mesi e portando a termine il percorso di discussione e confronto già avviato, vanno ripensate le modalità di svolgimento dei congressi, unendo all’urgenza di riprendere la vita ordinaria di partito quella di svolgere ogni attività in totale sicurezza e garantendo piena partecipazione”. Da qui la richiesta che vengano adottate “nuove forme di incontro e discussione, di voto digitale e per corrispondenza”. Pronti a lanciare il monito finale i 600 avvertono: “Migliaia di tesserati hanno sottoscritto programmi e liste con centinaia di candidati, sarebbe inaccettabile che chi ha ruoli di responsabilità nel partito, o, peggio, gli stessi candidati a guidare la nostra comunità, siano i primi a voler annullare il legittimo percorso organizzativo già definito”.