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Umbria, sindaco di Spello pronto a incatenarsi con i lavoratori contro i licenziamenti

Gabriele Grimaldi
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“Sono pronto a incatenarmi con i 45 lavoratori della Pasta Julia e con le loro famiglie. Lo stabilimento rappresenta la nostra immagine e c’è bisogno di dare più lavoro e possibilità di produzione a una azienda moderna che necessita di risorse e imprenditori. Non deve trasformarsi in un magazzino”. E’ questo l’appello forte e deciso che lancia Moreno Landrini, sindaco di Spello, in provincia di Perugia, sul futuro della Pasta Julia, azienda di produzione di pasta fresca, e dei suoi lavoratori.

“Ho sempre seguito con attenzione i percorsi legati alla vicenda del pastificio e in questi anni non si è riscontrata nessuna perdita di posto di lavoro – ha aggiunto Landrini – ma sono preoccupato per i percorsi che si stanno intraprendendo. Continuerò a monitorare con tenacia e discrezione la situazione per salvaguardare il lavoro, l’occupazione e i siti di produzione del territorio”. A denunciare lo stato di difficoltà del pastificio spellano sono stati Gianluca Menichini di Flai Cgil e Loreto Fioretti di Fai Cisl con una nota congiunta in cui spiegavano che “le difficoltà organizzative, i rapporti con il mondo finanziario e alcuni evidenti errori hanno generato difficoltà tuttora fonte di tensione e di problemi per i circa 45 dipendenti attualmente in forza” e che la “domanda di concordato rigettata dal Tribunale di Spoleto, dopo quasi cinque anni dalla sua presentazione, ha dato il colpo di grazia; la conseguente sentenza del 2019 ha avviato quest’ultimo percorso verso il baratro”.

Dal 2015 l’azienda era stata affittata per cinque anni dalla Pastificio Fidelia srl con un’operazione da 4,6 milioni. Il contratto prevedeva, al termine del quinquennio, l’acquisizione definitiva del complesso aziendale, ma le cose sono andate diversamente: “Alla fine di novembre 2020 è arrivata l’ultima novità che rischia di chiudere definitivamente la vicenda – continuano i sindacalisti – la curatela intraprende la strada di un nuovo bando di affitto di ramo di azienda, non considerando nemmeno un lavoratore. Questo per noi è un fatto inaccettabile”. Menichini e Fioretti sono pronti a ricorrere alla giustizia per salvare i lavoratori: “Gli scenari di licenziamento collettivi e la chiusura dell’attività che ci sono stati prospettati anche dagli stessi curatori sono allarmanti – aggiungono - Siamo pronti ad avviare tutte le azioni legali necessarie per salvare decine di posti di lavoro”.