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Perugia, effetto Covid sulle affissioni pubblicitarie e il Comune incassa quasi un milione in meno

Sabrina Busiri Vici
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Quasi un milione di euro in meno, per l'esattezza 970mila, nelle casse del Comune di Perugia. Tanto è costata nel 2020 la pandemia in termini di entrate per le affissioni pubblicitarie. Una somma rilevante, esito inevitabile di un processo iniziato la primavera scorsa e destinato a proseguire per chissà quanto tempo ancora. D'altronde chiunque, girando per la città, può accorgersi facilmente di come gli spazi destinati alla pubblicità siano ogni giorno più vuoti. Quelli più grandi, da 6 metri per 3, i 100x75 centimetri, tutti gli altri. Sui supporti di metallo restano brandelli di manifesti vecchi o vecchissimi, la ruggine prende il sopravvento, lo stesso paesaggio urbano risulta pesantemente modificato. Sono ruderi di un'attitudine smarrita, quella a promuovere iniziative e manifestazioni che, è evidente, non esistono più. A Perugia, come in qualsiasi altro luogo, fatta qualche sparuta eccezione per la stagione estiva, da quasi un anno non succede niente. Niente che non sia consumare, comprare merci, e naturalmente portare avanti la vita di tutti i giorni, i più fortunati continuando a lavorare, molta altra gente interrogandosi su quando potrà ricominciare a farlo, e intanto tirando la cinghia. Non c'è pressoché nulla da pubblicizzare, insomma, le campagne di comunicazione non servono. Il crollo del gettito rispetto al 2019 – le cifre al momento sono ufficiose, ma in sede di approvazione del bilancio le eventuali oscillazioni saranno minime - si spiega così. Le voci sono due: diritti per i servizi di pubbliche affissioni e imposta sulla pubblicità. La prima fa registrare un calo di 280mila euro: da 621mila a 341mila. Lo scarto della seconda è superiore: da tre milioni e 439mila a due milioni e 749mila euro, 690mila in meno. Per un rosso totale, si diceva, di circa 970mila euro.

Tra l'altro dal primo gennaio il regime sulle concessioni pubblicitarie è cambiato. La legge 160/2019, infatti, ha stabilito che alcuni vecchi tributi comunali venissero sostituiti da nuovi canoni. La norma sarebbe dovuta entrare in vigore a inizio 2020, ma è slittata di un anno anche a causa del ciclone Covid. Il Comune di Perugia, come tutti quelli italiani, ha dovuto quindi redigere un regolamento provvisorio per ridisegnare le disposizioni in materia. Una faccenda piuttosto complicata, anche perché tributi e canoni hanno una disciplina completamente diversa. Di fatto Palazzo dei Priori ha istituito due nuovi canoni: quello patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria, in sostituzione della tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche, dell'imposta comunale sulla pubblicità e del diritto sulle pubbliche affissioni; e poi il canone di concessione per l'occupazione delle aree e degli spazi appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile, destinati a mercati realizzati anche in strutture attrezzate, che sostituisce la tassa per l'occupazione di spazi e aree pubbliche e, per le occupazioni temporanee, la tassa sui rifiuti. La gestione del primo canone è scorporata: la componente legata alla diffusione dei messaggi pubblicitari resta affidata alla società esterna Dogre, l'occupazione di suolo pubblico spetterà agli uffici comunali. Del secondo canone, invece, si occuperà in tutto e per tutto il Comune.