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Agricoltura, in Umbria le aziende di giovani imprenditori in crescita nell'emergenza Covid. La testimonianza di Francesco Panella

sabrina busirivici
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In una economia in difficoltà a causa della pandemia c’è un balzo in avanti: nel 2020 sono aumentati del 14% i giovani imprenditori agricoli. Il dato arriva da UnionCamere che rileva il richiamo crescente degli under 35 alla terra. A confermarlo non è solo il presidente di Coldiretti Umbria, Albano Agabiti, ma anche Francesco Panella. Lui è una testimonianza diretta: 28 anni, dal 2017 delegato regionale e vice presidente nazionale di Coldiretti Giovani Impresa. “Il dato nazionale di oltre 55 mila under 35 è difficile tradurlo su scala locale - specifica Panella - ma sono sempre di più e fanno rete i giovani imprenditori agricoli. Da tre anni rivesto l’incarico di delegato regionale e ho visto crescere di volta in volta il numero delle presenze”.

Panella, quali sono oggi le caratteristiche del giovane imprenditore agricolo?

Avere idee forti e progetti multifunzionali.

Che intende per multifunzionali?

Operare dal produttore al consumatore. Insomma, coprire tutta la filiera con propri mezzi.

Qual è il valore aggiunto in questo caso?

Garantire la tracciabilità del prodotto e poter così soddisfare curiosità e ansie del consumatore.

In Umbria i giovani cosa scelgono di coltivare?

Per lo più prodotti legati alle tradizioni della nostra regione e alla valorizzazione delle radici, dalla vite all’olivo alla produzione di cereali fino all’allevamento di ovini e bovini. Per arrivare al turismo.

La sua società agricola, Le radici, come nasce?

Dai miei studi e dall’interesse per il biologico: ho fatto Agraria e mi sono specializzato nella conservazione delle sostanze organiche nel terreno. E poi nasce dalla voglia di valorizzare un patrimonio verde che apparteneva ai nonni e si trova nel comune di Umbertide.

Una società composta da...

Tre cugini. E io sono il più vecchio. L’età media è di 22 anni.

In che vi siete specializzati?

Nella coltivazione di cerali, legumi, nella realizzazione di farine antiche per arrivare ai prodotti da forno. Poi abbiamo agriturismo e fattoria didattica.

Come avete affrontato il 2020 e l’impatto del virus sull’economia agricola?

Reiventandoci. Abbiamo attivato le consegne a domicilio e ci siamo accorti che l’esperienza poteva essere vissuta anche come una forma di aggregazione sociale.

Difficoltà?

Soprattutto legate a un sistema, quello della ristorazione, che si è fermato.

Perdite o profitti nell’anno nero della pandemia?

Siamo troppo giovani per fare comparazioni significative.

I giovani imprenditori agricoli cosa chiedono per il futuro alle istituzioni?

Certezze e snellimento della macchina burocratica. Meglio un no che aspettare tre anni per sapere l’esito di un bando europeo.