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Covid in Umbria, mancano anestesisti nelle terapie intensive: prorogato bando per l'ospedale da campo

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Alessandro Antonini
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Solo sette medici anestesisti hanno partecipato al bando per l’ospedale da campo della Regione, indetto dal Santa Maria della Misericordia. Ne servono almeno 20, fanno sapere dal nosocomio. Per questo il direttore generale dell’azienda ospedaliera, Marcello Giannico, ha deciso di riaprire i termini del bando per il conferimento di incarichi a tempo determinato della durata massima di un anno a Dirigenti medici di anestesia e rianimazione da destinare esclusivamente all’ospedale da campo presso l’azienda ospedaliera di Perugia, scaduto il 15 gennaio scorso. La nuova scadenza è prevista al 1 febbraio.
L’ospedale da campo da tre milioni di euro finanziato da Bankitalia può contare su 38 posti letto di cui 12 di terapia intensiva, 16 sub intensiva e 10 di degenze ordinaria. 
Per le terapie intensive sono stati installati shelter mobili, ossia container con tutte le dotazioni strumentali. Un padiglione può essere utilizzato per poliambulatori, sala infermieri e in caso di necessità è possibile aumentare di ulteriori 10 posti letto le degenze.
Entro la fine di febbraio in Umbria arriveranno altri container prefabbricati per un totale di altri 44 letti di terapia intensiva Covid. A Perugia e Castello i posti saranno 10 mentre a Terni e Foligno 12 per una spesa totale di 8,177 milioni di euro. Per questo serviranno altri anestesisti. “Continueremo a fare bandi per anestesisti” aveva annunciato il direttore regionale Sanità, Claudio Dario, in occasione della presentazione dei nuovi moduli per la rianimazione, “sperando di trovarli anche con esperienze in strutture da campo. Stiamo anche valutando la formazione di équipe miste da proporre a livello nazionale”. I bandi sono stati strutturati prevedendo anche l’iscrizione di medici stranieri, dell’Unione europea, o in pensione
I requisiti specifici sono la laurea in Medicina, la specializzazione in anestesia, l’iscrizione all’albo dei medici di uno degli ordini provinciali italiani e l’iscrizione a un corrispondente ordine in uno dei paesi Ue, ferma restando l’obbligo di iscrizione nell’ordine in Italia prima dell’assunzione in servizio.