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Perugia, perseguita la ex compagna: condannato a due anni e al pagamento di 10 mila euro

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Fra. Mar.
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Due anni di reclusione e il pagamento di 10 mila euro di risarcimento, come provvisionale alla donna che ha perseguitato e percosso. E’ questa la condanna emessa nei confronti di un 50enne di Perugia che davanti al gip ieri doveva rispondere delle accuse di furto, stalking, lesioni, resistenza a pubblico ufficiale. 
Nel corso del procedimento penale l’uomo era anche stato sottoposto a perizia medico legale con cui era stato giudicato parzialmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. In particolare, la condotta più grave contestata al 50enne, è quella relativa a un'aggressione ai danni della donna che si è costituita parte civile. 
L’uomo, come avviene molto spesso in processi in cui le donne sono state perseguitate o maltrattate, non accettava la fine della loro relazione. Tanto che il 10 dicembre del 2018, si era appostato sotto casa sua con in mano un bastone e l'aveva aggredita non appena la donna aveva fatto rientro nella sua abitazione. L'aveva dunque colpita al volto e sulla testa con pugni, provocandole lesioni personali. Sempre quel giorno si era portato da casa un coltello con lama lunga 22 centimetri.
In quell'occasione l'uomo aveva anche minacciato i poliziotti che erano intervenuti. Lui infatti aveva rubato le chiavi della macchina della ex e non voleva scendere. “Chi volesse essere il primo ad andare in ospedale” lo dica, minacciava da dentro l'abitacolo. Poi, nonostante i tentativi degli agenti, aveva cercato anche di aggredirli. 
L'episodio di dicembre 2018 era stato solo l'ultimo. Nei mesi precedenti infatti l'uomo, l'aveva perseguitata con messaggi, telefonate, pedinamenti., Poi la offendeva scrivendo Whatsapp ad amici e parenti. Insomma, per la donna, che adesso si è costituita parte civile con l'avvocato, Maurita Lombardi, era diventato un vero e proprio inferno. 
Lo specialista, dottor Franco Simonucci, aveva eseguito la perizia sull'uomo nell'ambito di un processo con rito abbreviato condizionato proprio alla consulenza psichiatrica, e aveva stabilito che, allo stato “il disturbo borderline di cui soffre l'uomo, è caratterizzato da una gravità e una intensità tale da comportare una attenuazione della capacità di intendere e di volere, ma non a tal punto da impedirgli di partecipare coscientemente al processo “. 
Non solo, lo specialista, chiamato in causa anche sul punto, aveva stabilito che “rispetto alla pericolosità sociale psichiatrica, è da ritenersi allo stato in attenuazione, ma non può dirsi ancora esclusa”.