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Perugia, fa stalking sotto lockdown e il giudice ordina la perizia psichiatrica

Niente convalida dell'arresto

Alessandro Antonini
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E’ finito sotto processo per stalking nei confronti di due vicine di casa, madre e figlia. La “persecuzione” è esplosa durante il primo lockdown a Ponte Pattoli. Ora il giudice - nell’ambito del rito abbreviato - ha affidato a uno psichiatra, Franco Simonucci, il compito di stabilire se l’indagato è in grado di intendere e di volere. Se, cioè, c’è pericolosità sociale ed è imputabile. Lanciava contro di loro bottiglie di vetro, le minacciava: le accusava di avergli fatto il malocchio. I fatti si sono svolti tra il marzo e l’aprile dell’anno scorso. Lui, perugino di 51 anni, era stato arrestato e portato a Capanne per atti persecutori nei confronti della vicina di casa, una donna russa di 47 anni e la figlia di lei, 24enne, nonostante un precedente divieto di avvicinamento e gli arresti domiciliari. I presunti atti persecutori andavano avanti da due anni, ma lo stalking con minacce di morte è esploso nel periodo di isolamento forzato: sono state sette le denunce presentate dalle vittime, rappresentante dall’avvocato Daica Rometta. Poi le aggressioni, con lancio di bottiglie, tra maggio e giugno. Il 51enne, difeso da Gianfranco Virzo, all’arrivo dei carabinieri ha inveito anche contro di loro. I militari sono riusciti a fermarlo: stava cercando in tutti modi di entrare nella proprietà della vicina. Durante i controlli gli operatori hanno trovato vetri e colli di bottiglie di vino rotte all'interno del giardino della vittima. Erano i resti dei recipienti scagliate dall'aggressore contro il muro dell'abitazione della donna. Nelle carte di indagine solo elencati uno dopo l’altro gli atti, “minacce e molestie” che hanno provocato “un perdurante stato d’ansia” nelle due donne, “nonché il fondato timore per la propria incolumità, inducendole, altresì, a modificare le proprie abitudini di vita”. “Si introduceva abusivamente all’interno dell’abitazione delle donne, inducendole a scappare”. Poi era contrario alla frequentazione della 47enne con un uomo. In stato “di intossicazione alcolica” in una notte di marzo 2019, ha iniziato a lanciare bottiglie contro la casa delle due e a minacciare la figlia: “Adesso zompo e ti ammazzo, se riesco da Capanne vi ammazzo tutti, lei è una fattucchiera”. Viene portato al pronto soccorso e poi il giorno dopo continua con le minacce di morte. In particolare le apostrofava con “strega”, accusandole di avergli fatto il malocchio. Quando era già scattato il divieto di avvicinamento, oltre alle bottiglie di alcolici vuote, ha anche tirato nel giardino delle donne un libro sulla storia delle streghe. E ancora: minacce di morte anche all’uomo che stava con donna: “La legge è uguale per tutti, ma io devo stare lontano da lui e lui lontano da me, sennò gli buco le quattro ruote, non ha capito con chi ha a che fare, glielo faccio capire a suon di botte”.