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Umbria, palestra apre per protesta contro il Dpcm. Ai clienti: "Tranquilli, niente multe"

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Alla palestra GimFive hanno cominciato alle sei del mattino e sono andati avanti fino a sera tra continui controlli da parte delle forze dell’ordine. A mezzogiorno nei locali di via Settevalli, a Perugia, già avevano ricevuto la visita degli agenti della polizia di Stato e di quelli della polizia locale. Gli aggiornamenti alla stampa sono concessi solo attraverso i social. Sulla pagina facebook di GimFive, che in tutta Italia conta dodici centri di cui quattro in Umbria, Pietro, Giorgia e Federico fanno di continuo il punto della situazione. “Appena terminato controllo delle forze dell’ordine - scrivono a un certo punto - nessun tesserato è stato multato. Andiamo avanti”. Poi spiegano, attraverso un video, che fare attività fisica è un diritto del cittadino per cui nessuno può sanzionare chi si sta recando in palestra. “L’unica multa che è stata elevata è quella nei confronti del legale rappresentante - evidenziano - i nostri tesserati possono stare tranquilli. E comunque garantiamo a tutti la tutela legale”. Un appello viene rivolto a tutti i titolari delle palestre d’Italia: “Cari colleghi e gestori di palestre, questo è il momento di stare uniti e remare tutti dalla stessa parte, seguiteci”. L'annuncio, che ha il sapore di una provocazione, è su facebook. “Siamo ben consapevoli di quello che facciamo e ce ne assumiamo tutta la responsabilità - si legge in un altro post. Apriamo per i nostri tesserati: le palestre e l’attività fisica in generale rappresentano una delle soluzioni al “carogna virus” e non la sua causa. Fino a quando le palestre erano aperte - si legge ancora - a fronte di un aumento esponenziale dei contagi nel mondo esterno, nelle strutture fitness erano sostanzialmente inesistenti. Apriamo per il futuro della nostra azienda e dei nostri collaboratori: con un ulteriore rinvio e con una apertura a chissà quando, i numeri non quadrerebbero più. I cosiddetti ristori rappresentano una goccia nell'oceano rispetto al fabbisogno di una organizzazione importante come la nostra. Non vogliamo assistenzialismo ma desideriamo poter fare ciò che ci riesce meglio: lavorare”.