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#Ioapro1501, gli chef umbri non si uniscono ai ribelli del Dpcm. Ciccotti: “Restiamo chiusi, smettiamo di pagare”

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Lo chef perugino Simone Ciccotti non protesterà venerdì 15 gennaio all’insegna di #Ioapro1501 ma ha una ricetta tutta sua per dire basta. Il titolare dell’Antica Trattoria San Lorenzo infatti: "E’ inefficace ribellarsi così - dice -. Inutile essere multati. L’unica cosa giusta sarebbe sospendere ogni forma di pagamento e rifiutare misure come delivery e take away. Dovevamo però opporci fin dall’inizio della pandemia. Contestare oggi è inutile perché rischia di far disperdere ancora più denaro ed energie”. L’iniziativa di disobbedienza civile, promossa da un ristoratore marchigiano, non trova dunque terreno fertile in Umbria contrariamente a quanto sta avvenendo nel resto d’Italia dove già in 50 mila sono pronti a violare il Dpcm riaprendo il proprio locale da venerdì in poi. Contro l’appello a trasgredire le regole si pone anche Gianfranco Vissani. Il maestro della cucina italiana fa sapere che continuerà a tenere chiuso il suo locale di Baschi. “Non prevedo di riaprire né venerdì né nelle prossime settimane, forse a febbraio. Vista la situazione penso che il governo dovrebbe intervenire più massicciamente con contributi diretti sia a dipendenti che ai titolari dei locali come avviene in Germania”. Anche Andrea Rossi della Locanda Morlacchi di Perugia dice la sua: “La protesta avrebbe senso se fosse portata avanti da tutti, compatti, non a macchia di leopardo così si rischia solo di mettere in difficoltà gli stessi clienti soggetti pure loro a multe e controlli”. Fermamente convinti di muoversi nelle regole sono le associazioni di categoria. Romano Cardinali, presidente regionale della Federazione pubblici esercizi (Fipe): “Non abbiamo avuto comunicazione di locali in Umbria che aderiranno all’iniziativa”. E aggiunge: “Queste manifestazioni improvvisate unite alla disperazione di una categoria senza più ossigeno lasciano il tempo che trovano e, in più, vanno contro normative a cui nessun legale può opporsi. Poi, però, le sanzioni vanno pagate, e contravvenire alle regole comporterebbe anche l’imposizione di chiusura”. Neppure Sergio Mercuri, presidente del consorzio Perugia in centro, decide di cedere alla disobbedienza civile. “Dal consorzio non abbiamo ricevuto nessuna adesione alla protesta. Personalmente sono contro la politica dei disfattismi non penso posso portare a qualcosa di costruttivo”. Su Facebook a lanciare appelli di adesione al movimento dei ribelli è la community Liberiamo l’Italia Terni che posta il video testimonial dell’iniziativa e chiede: “I ristoratori hanno deciso di alzare la testa e tornare a vivere. E tu cosa farai?. Riprenderai la tua vita in mano e lotterai per i tuoi diritti o ti nasconderai in casa per paura di una sanzione?”.