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Rapine dei finti carabinieri, il racconto: "Ti puntano contro una torcia, hanno paletta, pettorina e una pistola"

Francesca Marruco
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Aumenta il terrore. Nella rapina di domenica pomeriggio a Marciano della Chiana (Arezzo), la ormai nota banda di finti carabinieri, ha anche malmenato le due vittime. Si tratta di marito e moglie. Entrambi colpiti al volto: con una gomitata lui e con uno schiaffo lei. Erano a bordo della loro Range Rover quando sono stati bloccati da finti agenti. Il copione è stato lo stesso delle altre volte: paletta, lampeggianti, pettorina e una pistola in pugno. Forse falsa. Forse. Una volta fermata la marcia del Suv i malviventi, tre in questo caso hanno colpito il marito e lo hanno immobilizzato nella parte posteriore della macchina e gli hanno strappato il Rolex. Via anche la collanina alla moglie, soldi e cellulari. La rapina, anche in questo caso messa a segno da banditi a bordo di un’Audi S3 bianca, la stessa già utilizzata per la rapina ai danni della ragazza di Tuoro sul Trasimeno e per quella tentata nei confronti di un medico che ha subìto il tentato assalto tra Foiano della Chiana e Sinalunga. Ed è proprio lui a raccontare il terrore in un vocale che ormai circola nei cellulari di mezza Umbria e mezza Toscana. “Diffondetelo a tutti - dice - hanno tentato di farmi una rapina mentre tornavo da Perugia. La modalità è questa: un’Audi S3 bianca targata EF e qualcosa con quattro scarichi, la vedete bene. Ti affiancano, ti puntano la torcia in faccia, ti guardano e poi ti superano e ti mettono la paletta davanti. A me non mi tornava, e ho proseguito, loro mi si sono fatti ancora dietro  hanno acceso dei finti lampeggianti blu all’interno della macchina che potevano sembrare veri, mi sono ripassati davanti e hanno iniziato a fare cenno di fermarmi. Non importa ci sia una piazzola: ti si parano davanti. Io a quel punto mi sono dovuto fermare. Sono scesi in due e ti puntano sempre la torcia contro, quindi loro non si vedono bene, io ho visto che uno aveva una pettorina con scritto carabinieri, palesemente finta l’altro una pistola in pugno, tipo una Glock col castello quadrato. Io ho innestato la retromarcia e sono scappato”. E così l’ha scampata. E il suo racconto è del tutto simile per la dinamica, a quello delle vittime che non hanno avuto la sua stessa prontezza e sono state rapinate. In Umbria l’ultima è la giovane di Tuoro di sabato sera: affiancata lungo una parallela del raccordo e derubata sotto la minaccia di un’arma. Il 12 dicembre era toccato a un uomo nei pressi di Ponte San Giovanni: in quel caso il bottino era stato uno zainetto. Il colpo grosso era arrivato la sera dopo, sempre lungo il raccordo, a Torricella: due medici senesi a bordo di un Suv, fermati e rapinati. E poi la farmacista di San Martino in Campo a fine novembre. In quel caso erano finti finanzieri. Ricorre, ma non sempre l’Audi. In quel caso un’A3. Un altro modello a Torricella. E ora una S3, che risulterebbe rubata l’8 gennaio a San Giovanni Valdarno. Alla vettura sarebbero state cambiate le targhe.