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Umbria Covid, la preside Coccia: "No alle aperture a singhiozzo, la scuola vuole certezze"

Sabrina Busiri Vici
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“Basta stop and go. La scuola ha bisogno di continuità, anche se solo in presenza al 50%”. Rita Coccia, presidente regionale dell’Associazione presidi e dirigente scolastica dell’Istituto Alessandro Volta di Perugia, va dritta al punto: “Bisogna impiegare bene questa ulteriore chiusura delle Superiori fino al 23 gennaio per mettere in sicurezza una volta per tutte la popolazione scolastica attraverso un sistema di tamponi a tappetto a docenti e studenti; revisione e potenziamento del sistema dei trasporti; sviluppo ulteriore dell’attività di tracciamento”. 
La scuola adesso poi si trova a fare i conti con gli scrutini di fine trimestre e a guardare verso il prossimo esame di maturità.
Preside, quando iniziano all’Istituto Volta le consultazioni degli scrutini?
Lunedì 11 gennaio. Noi abbiamo il trimestre e posso già dire che quest’anno è in crescita la percentuale di ragazzi con un rendimento basso.
E’ stato difficile per gli studenti seguire i processi formativi in un anno così frastagliato?
La nostra scuola quest’anno ha fatto di tutto per sostenere chi era in difficoltà. Non è stato come lo scorso anno che la pandemia ha colto tutti di sorpresa e ci siamo dovuti attrezzare in corsa. Nel 20/21 i tempi per lavorare ci sono stati e c’è chi lo ha capito bene e ha compiuto un percorso soddisfacente e chi ne ha, invece, approfittato.
Per quanto riguarda l’esame di Stato lei crede che si svolgerà secondo modalità tradizionali?
Non credo proprio. Ma ancora non ci sono state comunicazioni da parte Ministero. Speriamo di saperlo al più presto per orientarci.
La sua è una scuola ad alto tasso di tecnologia, che giudizio dà della didattica a distanza dopo l’esperienza d questi mesi?
Noi siamo partiti avvantaggiati. Va anche puntualizzato che gli istituti tecnici e professionali continuano, anche in questo periodo di chiusura, a mantenere i laboratori in presenza.
Ma quando prof e alunni si trovano di fronte allo schermo il rendimento c’è?
La tecnologia funziona solo c’è alla base un processo metodologico didattico che lavora sulle competenze.
E non c’è stato?
A macchia di leopardo. Nel Paese, come a livello territoriale, la percentuale di docenti formati a questa esperienza tecnologica è ancora troppo bassa. 
Cosa produce, dunque, questa incompetenza?
Criticità perché non va bene usare davanti a un video le modalità adottate in classe.
Ma il futuro della scuola può essere anche in dad?
Una volta lavorato sulle competenze comunque rimane un punto critico che è l’assenza delle relazioni. Le tante risse fra giovani di cui in questi giorni si parla esprimono un forte disagio interiore causato anche da questa assenza di relazioni garantita dalla scuola. Da sempre