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Covid, è emergenza casa: a Perugia 960 sfratti per morosità e 22 pignoramenti

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E’ sempre più emergenza abitativa: a dirlo è il segretario provinciale del Sunia, Cristina Piastrelli che parla di una situazione difficilissima in tutto il Perugino. E fornisce qualche numero. Sono 960 le procedure di sfratto per morosità la cui esecuzione è stata sospesa fino a giugno dall’ultima legge di bilancio, 22 i pignoramenti (anche questi congelati), oltre mille le domande per una casa popolare, più di 900 quelle per il contributo affitto presentate al Comune di Perugia. “Il rischio è che tra sei mesi più di 1.500 persone nella provincia di Perugia si ritroveranno senza una casa - dice Piastrelli - Purtroppo la sospensione, pur essendo utile, da sola non basta a risolvere il problema. Come sindacato inquilini siamo in procinto di chiedere, insieme a tutte le altre associazioni comprese quelle dei proprietari, incontri urgenti a Regione e Comune di Perugia. Le istituzioni devono prendere in mano la situazione”. Il quadro è drammatico e in difficoltà ci sono sia gli inquilini che non riescono a pagare, sia i proprietari che da mesi non ricevono un euro. “Ogni giorno riceviamo decine di richieste per interventi economici e psicologici - evidenzia Piastrelli - E in difficoltà adesso ci sono anche gli anziani che si sono ritrovati a ospitare i figli, con le relative famiglie, che hanno perso il lavoro. Ovviamente non riescono a mantenere tutti e si ritrovano pure loro in situazioni di povertà. Da marzo a oggi si sono registrate 22 richieste di pignoramento, in alcuni casi nei confronti di persone che avevano pagato il mutuo per venti anni ma che a un certo punto non ce l’hanno più fatta. Il Covid è arrivato in un momento già difficile, per cui non ha fatto che aggravare ancora di più un quadro già complicatissimo”. Tutto questo rischia di inasprire gli animi e di creare conflitti sociali. “In un primo momento i proprietari hanno dimostrato un senso di solidarietà incredibile - spiega Piastrelli - e senza che nulla gli venisse chiesto hanno di loro iniziativa a volte anche dimezzato il canone d’affitto. Ma a un certo punto hanno dovuto dire basta, “non siamo un ammortizzatore sociale”. Pure loro si ritrovano in grande difficoltà. Bisogna subito fare qualcosa”