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Umbria, la testimonianza: "Ho detto subito sì al vaccino per mio padre in Rsa"

Francesca Marruco
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“Il mio papà mi ha raccontato che è venuta un’infermiera da fuori e gli ha fatto una puntura sul braccio. Quando mi è stato chiesto io non ho avuto alcuna esitazione a prestare il consenso affinché a mio padre venisse somministrato il vaccino contro il Coronavirus”. A parlare, raccontando con emozione i lunghissimi mesi senza aver incontrato di persona il padre, senza avergli potuto stringere le mani e guardarlo negli occhi senza passare per uno schermo, è Luisa Casci. “Mio padre - spiega - è uno degli ospiti della Rsa Seppilli di Perugia e ieri ha ricevuto la prima dose di vaccino. So che non sono state molte le adesioni di familiari e questo  è assurdo. A me è sembrata una opportunità grandissima e forse, grazie a questo spiraglio di soluzione, mio papà un giorno potrà tornare alla sua unica passione: quella di andare a pesca”. E ieri, insieme al signor Casci, in tutta l’Umbria sono stati vaccinati in tutto 355 ospiti delle residenze per anziani e residenze protette. In tutto, dall’inizio della campagna vaccinale sono stati 683 gli ospiti delle strutture che hanno già ricevuto la prima dose. Sono invece 5.479 gli operatori sociosanitari che hanno avuto la prima dose dal 27 dicembre. Ieri, in totale, nella regione Umbria sono state effettuate 1.223 somministrazioni di vaccino Pfizer. Il che permette al cuore verde di piazzarsi momentaneamente quarta nella lista di regioni più virtuose nella somministrazione di vaccini. In particolare, in Umbria sono state somministrate il 62,5% delle dosi consegnate fino a ieri che sono 9.835. Meglio del cuore verde hanno fatto Veneto (con un 70,3%),  Toscana (con un 69, 1%) e Lazio(con il 63%). 
“Il vaccino è essenziale sia per mio padre che per le persone che gli stanno intorno”, aggiunge Luisa che rivela di aver visto per l’ultima volta il suo papà a Ferragosto. “Per soli 15 minuti, perché era un momento di tregua dal Covid, ma la tempesta non era passata. Poi è arrivata la seconda ondata e le porte della Residenza si sono dovute nuovamente chiudere per la salvaguardia di mio padre e di tutti gli altri ospiti, oltre che degli operatori”. Proprio il Seppilli, nei mesi scorsi, era stata al centro di roventi polemiche perché molti familiari di degenti avevano ritenuto pericolosa la decisione della sanità regionale di portare lì parte dei pazienti Rsa affetti da Covid. “I un primo momento mi ero preoccupata anche io” racconta Luisa, “ma poi ho capito che erano state adottate tutte le precauzioni del caso. Mio papà ha fatto un tampone a settimana da settembre. Sono stati molto scrupolosi, e non solo quello. Ci sono tanti operatori che fanno più del loro lavoro: videochiamate e premure che mi hanno aiutata molto”. E ora, dopo il vaccino, la speranza di un  incontro.