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Terni: trasfusione di sangue a minorenne, la Corte d'Appello dà ragione ai genitori Testimoni di Geova

In tribunale

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“Il tribunale per i minorenni è incompetente a decidere in caso di contrasto tra genitori e personale sanitario in relazione ad un trattamento medico da eseguirsi su un minore. Inoltre, il dissenso alle trasfusioni di sangue espresso dai genitori, che nel caso di specie hanno valorizzato la decisione del figlio 15enne, non può mai avere come conseguenza limitazioni alla responsabilità genitoriale”.

Così si espressa la corte di appello di Perugia che ha accolto la richiesta di due genitori umbri, Testimoni di Geova, e ha revocato il decreto del tribunale per i minorenni di Perugia che aveva autorizzato la trasfusione e nominato un curatore speciale. A renderlo noto sono gli stessi Testimoni di Geova che ricordano come la vicenda risalga al 10 novembre 2020 quando i medici dell’ospedale Santa Maria di Terni avevano proposto una terapia di infusione di piastrine per un 15enne, al quale erano stati riscontrati alcuni valori del sangue bassi.

“Tuttavia – riferiscono i Testimoni di Geova dell’Umbria – il giovane esprimeva il suo rifiuto all’uso del sangue per motivi di coscienza religiosa, in quanto Testimone di Geova. Anche i genitori, interpellati dai medici, confermavano e valorizzavano la volontà del figlio, suggerendo tuttavia l’utilizzo di collaudate terapie alternative al sangue, quale l’uso di immunoglobuline. I medici praticavano quindi una terapia alternativa, la quale dava subito ottimi risultati permettendo al giovane di riprendersi in breve tempo senza ricorrere alle emotrasfusioni”. Ora la corte perugina ha stabilito che il decreto doveva essere revocato e che - sottolineano ancora i Testimoni di Geova - “eventuali limitazioni alla responsabilità dei genitori, come la nomina di un curatore speciale, sono illegittime”.