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Caso Suarez, la prof sulla prova del bomber: "Ce se intiende". Sui dottorandi "logiche spartitorie"

Alessandro Antonini
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“Oh, proprio un lavoro... quando ce se intiende!”. “Quando ce se intiende sì!”. La prima frase è pronuncia da Stefania Spina, la preparatrice di Suarez indagata nell’esame farsa del calciatore. Le risponde la prorettrice (non indagata) Dianella Gambini. Le due professoresse sono intercettate dalla Guardia di finanza il 16 settembre scorso, un giorno prima dell’esame del calciatore. Parlano di valutazioni, candidati e progetti in relazione al concorso dottorato di ricerca, condividendo voti in relazione a nomi e docenti di appartenenza. E’ l’ultima frontiera dell’indagine della Procura di Perugia. I pm Paolo Abbritti e Gianpaolo Mocetti, nella richiesta di misure, citano le intercettazioni in questione spiegando che “le valutazioni dei candidati al dottorato erano già state definite, ancorché in bozza (...) ed effettuate in base a logiche spartitorie”. “Sembra quasi normale dal tenore delle loro conversazioni”, scrivono i pm, “che la valutazione non si fondi sul merito ma all’appartenenza del candidato a questo o quell’altro docente sponsor”. Le 13 pagine di trascrizioni sono allegate all’informativa finale inviata alla Procura della Repubblica guidata da Raffaele Cantone. L’attenzione degli investigatori si concentra sul dottorato della collaboratrice di Spina, che ha partecipato all’esame di Suarez traducendo in spagnolo alcune tracce così che il bomber potesse memorizzarle meglio. Spina la segnala a Gambini, membro di sottocommissione, in vista del dottorato. Salvo poi fare marcia indietro e chiedere alla prorettrice di modificare la valutazione dopo che la collaboratrice “è stata torchiata” in Procura. Lo ha rilevato la stessa Gambini agli investigatori il 6 ottobre, dopo le perquisizioni e le notizie sull’indagine. Una segnalazione che è valsa la richiesta di misure cautelari (poi tradotta in otto mesi di sospensione) per Spina. “All’articolata vicenda Suarez - scrivono i finanzieri - si intreccia, apparentemente avulsa, ma di fatto contigua, la questione afferente il concorso di dottorato in scienze linguistiche”. La Gdf va a ritroso. Ritrova un vocale whatsapp del 12 settembre da Gambini a Spina, in cui la prorettrice valuta positivamente tre progetti dei ragazzi che stava seguendo Spina. Il giorno dopo fanno riferimento alle valutazioni dei candidati. Le intercettazioni sono definite eloquenti: “Questa è la nostra, lavora con noi da una vita”. E ancora: “Questa è la sorella, mi ha chiamato lui”. I giudizi più alti (A, rispetto a B e C) vengono dati purché “non influiscano sui tre candidati”. Ai nomi di altre prof vicine però “gli si può dare una A, così la facciamo contenta”. C’è “uno studente Itas bravo molto bravo”, purtroppo però ha fatto la tesi con una docente che evidentemente non fa parte della cerchia. Tutto si conclude con un vocale: “Tanto il risultato è come deve essere”.