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Perugia, finanziere ai domiciliari per corruzione. L'imprenditore: "Gli ho dato 5 mila euro per alleggerire un controllo"

Francesca Marruco
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Il tribunale del Riesame gli ha concesso gli arresti domiciliari al posto del carcere ma, se possibile, la posizione di Savino Strippoli, il luogotenente della Guardia di finanza che era stato arrestato il 18 dicembre scorso per corruzione e altri reati, rischia di aggravarsi. Al Riesame sono state discusse le esigenze cautelari, il pool difensivo (avvocati Vincenzo Maccarone e Antonino Belardo) hanno infatti rinunciato a discutere sui gravi indizi di colpevolezza. Nel corso degli interrogatori dei due imprenditori finiti in un primo momento ai domiciliari per l’accusa di corruzione in concorso col militare, sono emersi nuovi episodi corruttivi. Lo ha dichiarato Alvano Bacchi, titolare della 3M, accusato appunto di corruzione per aver pagato una fattura da 5.330 euro per i lavori nella piscina del finanziere. Al gip, Lidia Brutti, ha dichiarato che già nel luglio 2018, in occasione di una verifica in azienda in cui Strippoli era capo pattuglia gli aveva consegnato 5 mila euro in contanti “al fine di rendere la verifica meno invasiva e più rapida”. Bacchi ha poi confessato di avergli dato anche un’altra mazzetta da 2 mila euro. Il tutto sempre in contanti. In <TB>quello stesso interrogatorio, Bacchi ha ipotizzato anche un’altra mazzetta da un imprenditore di sua conoscenza. Strippoli invece, con il giudice aveva sostanzialmente negato tutto il negabile. “Pur costretto a non negare nella materialità i comportamenti corruttivi ne ha escluso il collegamento sinallagmatico fra gli stessi, ma anche una diversa condotta posta in essere “, ha scritto il Procuratore aggiunto, Giuseppe Petrazzini nella memoria depositata al Riesame in cui ha espresso parere negativo alla revoca del carcere. Per il magistrato titolare degli accertamenti infatti, l’indagato “opera in maniera quanto mai organizzata”. Le sue condotte “si reiterano da tempo, sulla base di quanto affermato da Bacchi, che retrodata, almeno per quanto di sua conoscenza, la propensione alla corruzione ben dal 2018”. Il magistrato evidenza il “notevole squilibrio tra le fonti di reddito note e le spese sostenute”. Ed era stata anche la forte sperequazione tra il reddito e il tenore di vita di Strippoli a persuadere i suoi colleghi a mettere tutto nero su bianco, insieme all’ipotesi di una mazzetta per un controllo, in una annotazione di settembre 2019. Ne dà conto il gip, Lidia Brutti, nell’ordinanza di custodia cautelare emessa nei confronti di Strippoli, Bacchi e Giovanni Sandomenico. “Il tenore della famiglia Strippoli appariva effettivamente sproporzionato rispetto alla capacità reddituale. L’esito del raffronto tra le fonti (redditi dichiarati, cessioni di immobili, e autovetture) e gli impieghi (acquisti di immobili e di automobili, spesa media annua) segnava uno sbilanciamento progressivamente accresciuto e che aveva assunto proporzioni notevoli a partire dal 2011. L’indagato disponeva essenzialmente del solo reddito da lavoro, ciò nondimeno, nel tempo, Strippoli aveva potuto acquistare più immobili anche senza ricorrere alla stipula di mutuo e, negli anni, 2016 - 2018, aveva acquistato tre autovetture”.