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Concorsopoli, Marini: "Ingerenze e pressioni di politici per farmi dimettere: utilizzato il contenuto delle indagini"

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Alessandro Antonini
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“In quelle settimane ho subìto ingerenze e pressioni che mi hanno indotto a decidere per le dimissioni”. Ingerenze fatte “utilizzando il contenuto dell’indagine in corso”. Pressioni arrivate non dalla Procura, ma da dirigenti politici. In particolare, in base alla ricostruzione della cronaca di quei giorni, arrivate dal Pd, partito di cui era esponente. E’ la denuncia che Catiuscia Marini, a processo per Concorsopoli, ha fatto in aula il 21 dicembre scorso. E’ tutto contenuto nelle trascrizioni delle tre ore e 18 minuti di interrogatorio in aula di Marini. Per lei la Procura ipotizza l’associazione per delinquere e la rivelazione di segreti nell’ambito delle prove idoneative all’ospedale di Perugia. E’ stata indagata per aver favorito una candidata nelle selezioni dei disabili. Marini, davanti al gup Angela Avila, respinge tutte le contestazioni e rivela che in quei giorni ha subito pressioni di vertici politici locali e nazionali, che hanno utilizzato - è la sottolineatura dell’ex presidente - i contenuti dell’indagine in atto. Contenuti che quindi questi esponenti politici già conoscevano. C’erano sì già le notizie di stampa, ma il riferimento di Marini va oltre. “L’ho considerato un vulnus molto grave per un presidente di Regione eletto direttamente dai cittadini e che risponde ai cittadini e alla comunità”. Come se le notizie sulla sua indagine fossero state utilizzate per farla fuori. Non solo quello rivelato dai media. Del resto anche secondo la Procura qualcosa del fascicolo aperto era già filtrato e arrivato alle orecchie di Gianpiero Bocci, anche lui indagato per Concorsopoli ed ex segretario dem. “In quei mesi se avessi privilegiato una dimensione politico-partitica” ha detto Marini ai magistrati, “esercitando una leadership, l’esito sarebbe stato diverso. E’ questa una delle cose che mi ha lasciato più sconcertata”. Chi è stato a fare pressioni indebite, per Marini, visto che le chiama “ingerenze”, lo rivela lei stessa: da parte dei dirigenti politici. “Ricordo episodi non piacevoli - ha detto - da parte di dirigenti e esponenti della classe politica che hanno di fatto pressato la presidente della Regione, in modo a mio avviso anomalo”. Così al minuto137. L’ex governatrice non fa nomi, ma il riferimento è al suo stesso ex partito, il Pd. Il giorno dell’annuncio delle dimissioni Marini ha ricevuto la visita a Palazzo Donini di Walter Verini, allora commissario regionale Pd. Nei giorni a seguire ci sono state dichiarazioni del segretario nazionale, Nicola Zingaretti, ed era stata la stessa Marini a parlare già allora di “pressioni” da parte di quest’ultimo per farle lasciare l’incarico di governatrice. Ma torniamo all’interrogatorio. A fine esame, dopo tre ore e un quarto, uno dei pm, Mario Formisano, chiede se è stata la Procura a pressarla. Le ribatte di no, anzi sottolinea la correttezza da parte degli inquirenti: “Le ingerenze sono state fatte da esponenti della classe politica, usando i contenuti dell’indagine, questo è grave e a mio parere deve essere oggetto di riflessione in quest’aula”.