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Concorsopoli, Marini: "Mai fatte avere prove d'esame". I pm: "Castelli fantasmagorici"

Fra. Mar.
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“Io non ho mai fatto avere le prove di un concorso perché non le ho mai avute. E non sono tenuta a sapere cosa abbiano fatto o detto Duca o Valentini”. In oltre tre ore di interrogatorio la ex governatrice della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ieri mattina in aula al centro congressi Capitini per l’udienza preliminare di concorsopoli, ha scaricato due suoi suoi fedelissimi, Emilio Duca e Valentino Valentini e respinto al mittente le accuse che gli muovono i pm titolari dell’inchiesta. Nel duello verbale serratissimo, i magistrati, Mario Formisano e Paolo Abbritti, hanno chiesto conto di tutte le intercettazioni e i messaggi che la riguardano, invitandola, tra l’altro, più volte a rispondere alle loro domande senza divagare. 
E così, nel match con l’imputata i pm insistono su cosa volesse dire quel “mettetela dentro” che per al Procura altro non è che l’esortazione della ex governatrice fatta a Duca affinché facesse entrare in ospedale, Anna Cataldi. Marini dice invece che quello era un suo modo di dire, che spesso usava con le segretarie quando portavano documenti o cartelle e lei diceva loro di lasciarle da qualche parte. L’accusa insiste e dice che tutti (Duca, Valentini, Ricotta, Cataldi) hanno dato una versione che la vede partecipe dell’illecito, ma lei nega.  Marini si definisce poi  esterrefatta dall’accusa di associazione per delinquere e spiega di non aver conosciuto nemmeno tutti gli altri presunti sodali. La ex governatrice smentisce anche che esistano “mariniani e bocciani”, come emerso nelle intercettazioni, dice non aver mai avuto un’area politica organizzata. E con Bocci dice di aver avuto solo rapporti istituzionali. Nulla a che vedere quindi con un rapporto basato sulla promozione di un’associazione per delinquere. Marini rivendica la correttezza del suo operato, anche quando il pm, Mario Formisano, le chiede dello strappo dell’ex assessore, alla sanità, Luca Barberini, anche lui alla sbarra, nel 2016 a causa delle nomine proprio in sanità. L’avvocato di Marini, Nicola Pepe, aveva chiesto l’esclusione delle intercettazioni con il trojan, ma il gup, Angela Avila, ha respinto la richiesta, come già aveva fatto con gli altri. Dopo l’interrogatorio di Marini, l’avvocato, Francesco Crisi ha chiesto il non luogo a procedere per tutte le contestazioni fatte ai suoi assistiti, Maurizio Valorosi e Massimo Lenti.  E poi l’affondo dei pm che hanno parlato di “castelli fantasmagorici” fatti da Marini, contro cui invece sussiste un “quadro probatorio granitico” nonché prove che vengono definite “gravissime”. “Perché l’ex dg dell’ospedale, Emilio Duca, avrebbe dovuto dire che se non pensava alla Cataldi Marini lo avrebbe ammazzato?”, dicono i magistrati che insistono sull’esistenza di una sola ricostruzione logica, che non può che condurre alla  responsabilità di Catiuscia Marini.