Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Covid Umbria, i ristoratori protestano per la nuova stretta di Natale. Vissani: "Una vergogna"

  • a
  • a
  • a

“Così rischiano di farci morire”: è sempre più amareggiato Romano Cardinali, presidente della Fipe dell’Umbria, la federazione dei pubblici esercizi aderente a Confcommercio. “La stretta di Natale va ancora una volta a colpire, più di altri, bar e ristoranti, vale a dire imprese che non possono essere assolutamente considerate luoghi di particolare diffusione del virus - spiega Cardinali - C’è un inaccettabile accanimento verso una categoria che, invece, ha fatto investimenti importanti per adeguarsi ai protocolli e garantire tutte le misure di sicurezza. Bisogna agire sui comportamenti scorretti e non sparare sul mucchio. Serviva eventualmente rafforzare i controlli per evitare situazioni di rischio e non farci chiudere. Piove sul bagnato - continua Cardinali - dicembre, che poteva essere un mese importante per le nostre attività, ci vede ancora una volta costretti a garantire solo l’asporto o la consegna a domicilio, servizi che senz’altro daremo ma che da un punto di vista economico non ci aiutano”. Gianfranco Vissani, maestro della cucina italiana e fondatore di Casa Vissani, il ristorante stellato in riva al lago di Corbara, non ci va certo per il sottile: “E’ una vergogna - dice - siamo nelle mani di incapaci che si alzano la mattina e decidono cosa fare. Devono chiudere? Bene, allora facciano come la Germania che dà l’80% alle imprese e ai dipendenti. Non vogliamo elemosine e, soprattutto, dovrebbero smetterla di farci pagare tasse, energia, acqua e carburanti come se niente fosse”. Per Vissani quella che stiamo attraversando, da un punto di vista economico, è una sorta di terza guerra mondiale. A dir poco amareggiato un altro chef stellato, Simone Ciccotti, dell’Antica Trattoria San Lorenzo di Perugia. “Avevo molte prenotazioni per queste festività, chiudere ancora significa morire”, evidenzia.