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Umbria, l'infettivologo: "Il tampone prenatalizio per pranzi o cene non dà garanzie per evitare il contagio" 

Francesca Marruco
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“Fare un tampone natalizio, molecolare due o anche un giorno prima del pranzo o cena con amici e parenti e ottenere un esito negativo, è solo un goffo tentativo per dichiararsi non responsabile in caso di contagio tra i commensali”. Nessun alibi dunque per chi pensa di farsi un test o tampone e andare serenamente alle cene. Lo spiega il dottor Nicola Palladino, infettivologo dell’ospedale di Pantalla, che aggiunge: “ Nonostante sia il test più sensibile, se mi contagio e faccio il tampone nel periodo in cui il virus non ha ancora completato il suo ciclo replicativo all'interno delle cellule infettate, non troverò gli acidi nucleici virali ed il risultato sarà negativo. Ancora meno sicuro il test antigenico rapido, con cui si ricercano le proteine virali, poiché presenta una percentuale di risultati falsamente negativi. Totalmente inutili i sierologici, che rilevano la presenza di anticorpi e non dicono se c’è un'infezione in atto”. 
Il medico lavora nell’equipe multidisciplinare anti-Covid dell’ospedale di Pantalla, guidata dal primario di medicina interna, dottor Ugo Paliani dove in 50 giorni di attività, sono stati effettuati 170 ricoveri e 135 dimissioni.
E’ lui a mettere in guardia su quello che potrebbe accadere di qui a poco: “I lunghi mesi invernali con le festività natalizie alle porte, l’imprevedibile impatto dell’influenza stagionale, l’imminente passaggio al giallo dell’intero paese e il legittimo entusiasmo per il vaccino in arrivo, sembrano gli elementi ideali di una tempesta perfetta ovverosia dell'arrivo di una terza ondata. Ma siamo pronti”. Il dottor Paliani, a differenza di altri, non aveva mai detto che non ci sarebbe stata una seconda ondata: “Questa estate la Comunità scientifica internazionale diversamente da qualche solipsista medico italiano, non sui mass media ma attraverso le riviste scientifiche più prestigiose del mondo, si interrogava non sul se fosse arrivata una seconda ondata ma solo ed esclusivamente sul quando. E lo spiegava in modo semplice: il virus era sempre attivo ma un po’stordito avendone diminuito la sua circolazione grazie ad un efficace lockdown totale. Pensi che una parte della nostra equipe multidisciplinare anti-Covid della prima ondata, grazie al benestare della nostra direzione USL Umbria 1, non è stata mai smantellata cioè in condizioni Covid-free”.
Paliani ad aprile disse che l’idrossiclorochina era potenzialmente pericolosa e il Remdesevir stava deludendo le aspettative. “Mentre li stavamo utilizzando - spiega - ho solo avuto la fortuna di andare a tradurre quello che la letteratura scientifica internazionale stava producendo tramite studi randomizzati”. Gli chiediamo quale sarà la prossima terapia che deludere: “Credo che sarà il plasma iperimmune che coi primi studi randomizzati ha dato risultati negativi, pur ancor sperando in risultati positivi dallo studio italiano “Tsunami”. Vale la pena ricordare infine l’inutile assalto alle vitamine ed integratori alimentari: non solo sono completamente inefficaci anche nel Covid ma il loro accumulo nel nostro organismo può essere potenzialmente pericoloso. Non dimentichiamoci comunque che desametasone ed eparina a basso peso molecolare hanno confermato in diversi studi clinici dati inequivocabili di riduzione di mortalità”. 
Chi invece spiega un altro dato relativo alla mortalità è lo pneumologo, Luigi Frigieri: “Si muore anche da giovani, ricordo che dai dati di mortalità per fasce di età l’1,1% dei deceduti sinora avevano meno di 50 anni. A Marzo 2020 rispetto al periodo di controllo di 5 anni precedenti nella fascia di età 50-64 anni c’è stato un aumento della mortalità del 32, 5%. I giovani sono i veri superdiffusori del virus; si sentono invulnerabili ma il virus “vola” verso i loro alveoli polmonari limitandone la respirazione con una sensazione soggettiva particolarmente angosciante, soprattutto se obesi. Purtroppo è ormai trascorso il 2020, siamo alla seconda ondata di pandemia ed ancora la popolazione giovanile “subisce con scetticismo” anzichè “partecipare attivamente” al tentativo di ridurre la diffusione dell’infezione per limitarne la morbilità e la mortalità”. 
L’unica vera via d’uscita potrebbe essere il vaccino. A questo proposito, il dottor Paliani aggiunge: “Dando per sottinteso che tutti i sanitari lo facciano, mi appello alla responsabilità di tutti i restanti cittadini compresi i negazionisti e no-Vax. Facciamolo tutti pensando ad unico fatto: i vaccini allacciano la cintura di sicurezza anche a chi non lo potrà fare come i 1500 bambini che si ammalano di cancro in Italia ogni anno”.