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Suarez e l'esame farsa, scaricabarile degli indagati e prime ammissioni in interrogatorio. Rocca: "Nessun contatto con la Juve"

Alessandro Antonini
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Prime parziali ammissioni sul caso Suarez. Con scaricabarile di responsabilità tra gli indagati della Stranieri.
Uno di questi, il professor Lorenzo Rocca - interrogato giovedì 10 dicembre in tribunale per due ore alla presenza del gip Piercarlo Frabotta e dei pm Paolo Abbritti e Gianpaolo Mocetti - ha convinto più degli altri il giudice: gli è stata revocata la misura interdittiva della sospensione di otto mesi. Accolta la richiesta dell’avvocato Cristiano Manni. 
L’esaminatore del calciatore avrebbe ammesso che sull’esame del Pistolero, “c’è stato un occhio di riguardo da parte dell’Università”. Fatto definito “indiscutibile”. Confermata la tesi principale della Procura: l’aiuto al calciatore ricco e famoso. Ma non “per responsabilità di Rocca”, è la tesi di Manni. In automatico emergono le figure della rettrice Giuliana Grego Bolli, del dg Simone Olivieri e della docente preparatrice di Suarez, Stefania Spina. Senonché, scrivono i magistrati, nell’interrogatorio del 22 settembre Rocca e Spina “avevano sostanzialmente ammesso i fatti di cui alla contestazione”. Cioè il passaggio del pdf della prova di italiano Celi B1 da Spina a Rocca, con la spiegazione del canovaccio da seguire. Ieri, ha riferito Manni, Rocca “ha chiarito la propria posizione”. Ritagliandosi un ruolo marginale rispetto agli altri. Rocca ha anche negato di aver avuto contatti con dirigenti Juve. Il suo riferimento a Paratici, intercettato, “è stato un errore, il riferimento era ad un’altra persona”.
Rocca ha rivelato ai pm di essere stato “ingiustamente demansionato” dal dg Olivieri il 1 ottobre scorso. Con un atto interno, in via cautelativa “vista l’inchiesta in corso”, Olivieri - indagato per gli stessi reati, rimasto al suo posto fino alla sospensione decisa dal tribunale - ha spostato d’imperio Rocca dal Cvcl, di cui era coordinatore, ai più generici “corsi di lingua”. Al provvedimento è stata fatta opposizione: la commissione disciplinare dell’ateneo ha fermato tutto in attesa del penale. 
Lo stesso Olivieri ieri, dopo tre ore di interrogatorio - difeso da Francesco Falcinelli - ha preso le distanze dai prof che hanno organizzato l’esame con un “non mi occupo di didattica”. Lui non ha avuto “nulla a che vedere” con la prova. Ha ammesso, sì, di aver pensato alla logistica e alla sessione straordinaria “dettata da questioni di sicurezza e dall’emergenza Covid”, ma niente di più. E “non c’erano interessi personali”. L’esame orale della durata di 12 minuti, “semplice, basilare” sarebbe figlio delle direttive ministeriali del maggio scorso, tanto che, ha sostenuto Olivieri, “nel 98% dei casi c’è stata la promozione”. Una ricostruzione “puntuale ed esaustiva” secondo Falcinelli, utile “alla ricostruzione della verità”.