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Suarez, il testimone: "Olivieri sapeva di essere intercettato". La docente: "Commissari scelti per favorire i candidati interni"

Francesca Marruco
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Il direttore generale, Simone Olivieri “sapeva di essere intercettato”. E’ quanto ha detto il professor Alberto Stramaccioni, -“oggetto di pressioni indebite e richieste di informazioni da parte dello stesso Olivieri” - ai pm quando è stato sentito a sommarie informazioni all’inizio di ottobre. “In effetti lo stesso Rocca ( Lorenzo, l’esaminatore di Suarez indagato, ndr) nel corso dell’interrogatorio ha riferito che Olivieri lo cercava sempre con chiamate su Whatsapp”, annotano il Procuratore Raffaele Cantone e i sostituti, Paolo Abbritti e Gianpaolo Mocetti nella richiesta di misure cautelari. Non solo, i magistrati aggiungono anche che “la pg non è neanche riuscita ad attivare l’intercettazione telematica nel telefono del dg in quanto i tentativi di inoculazione non sono andati a buon fine per la particolare accortezza di Olivieri della gestione dell’apparato”. I pm evidenziano questo particolare per dimostrare il pericolo di inquinamento probatorio degli indagati se non messi nella condizione di non farlo (che per loro era i domiciliari per tutti tranne Rocca). Sempre nell’ambito delle pressioni rientra l’episodio che ha visto protagoniste la prorettrice, Dianella Gambini, la rettrice Grego Bolli e la professoressa Spina. Con le ultime due che, secondo quanto dichiarato dalla prima, le avrebbero chiesto di falsificare un verbale. Nelle pagine della richiesta di misura c’è poi la vicenda che riguarda la professoressa Floriana Calitti che ha dichiarato di “avere ricevuto pressioni dal dg nello svolgimento delle sue funzioni di presidente del nucleo di valutazione dell’Ateneo e, proprio per questo aveva chiesto al dg e alla Rettrice di tenere relazioni unicamente formali e per iscritto”. Insomma per i pm Grego Bolli, Olivieri, e Spina potevano inquinare l’inchiesta, facendo anche pressioni sui testimoni. Non solo, i magistrati evidenziano anche il pericolo di reiterazione del reato: “lo stesso giorno delle perquisizioni, sono state messe a concorso in fretta e furia altre tre cattedre da ordinario, in un ateneo che prima dell’instaurazione di questa governance aveva appena 10 professori di prima fascia” e “il termine della procedura per la selezione dei dottorandi spostata”. E, a proposito di concorsi, una docente sentita come persona informata sui fatti ha detto: “So che due professori non di Perugia sono stati contattati per essere parte della commissione egli fu detto che il candidato dell’Ateneo era omissis, alle loro rimostranze circa la natura aperta del bando il referente dell’università per stranieri ha ringraziato e ha detto che si sarebbe fatto risentire, ma non è mai successo”. Tre dei quatto concorsi con cui sono stati stabilizzati docenti all’UniStra sarebbero andati, per l’accusa a professori vicini alla Rettrice in una logica di “spartizione” e “merce di scambio”per averla sostenuta alla elezioni.