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Covid Umbria, a Perugia ristoranti del centro per metà restano chiusi. La protesta: "Troppe restrizioni, così si rischia il fallimento"

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I ristoranti del centro di Perugia restano per metà chiusi nel giorno che, in teoria, dovrebbe dare il via alla lunga maratona delle feste natalizie, l’8 dicembre. La pandemia, la pioggia battente, le restrizioni che generano confusione: tanti gli elementi che si mescolano e portano a una situazione di diffusa crisi. Qualche eccezione c’è. Ed è rappresentata, per lo più, dai locali storici, che possono contare su uno zoccolo duro di clienti della zona. Come il ristorante Da Cesarino di piazza IV Novembre: “Noi siamo qui dal 1936, qualche vantaggio ci dovrà pure essere”, dice Palmiro Milletti che con il fratello Massimo gestisce il locale che ieri, a pranzo, tutto sommato aveva un buon numero di clienti. Ma le difficoltà più o meno evidenti, comunque, ci sono per tutti. “Oggi ho incassato 30 euro - racconta Andrea Alimenti del ristorante Il Baldo - E’ stato il deserto e un po’ ce lo aspettavamo viste anche le condizioni meteo. Siamo voluti rimanere aperti più che altro per una questione di cortesia, per garantire un servizio alle tante persone che lavorano in zona. Ora vedremo, credo che decideremo di volta in volta se restare aperti la domenica o addirittura il giorno di Natale”. Un po’ quello che sostiene Giuseppe Passaro, titolare del ristorante Il Gusto di via Mazzini: “Le tante restrizioni che ci vengono imposte a livello nazionale non ci aiutano. Bastava ci avessero fatto restare aperti dalle 18 alle 22.30 per aiutarci davvero, nel massimo rispetto delle misure di sicurezza che tutti noi seguiamo. Io sono in un gruppo whatspp che conta molti ristoratori - aggiunge Passaro - e molti di quelli del centro hanno deciso di rimanere chiusi. Per noi va un po’ meglio durante la settimana”. Luigi Aloe, titolare del ristorante Crudo di Corso Vannucci, spiega che questo momento è ancora più complicato di quello vissuto durante il lockdown. “Noi stiamo facendo di tutto per aiutare i nostri dipendenti, i fornitori e gli stessi clienti - racconta - A questi ultimi, per esempio, proponiamo uno sconto del 30% e la consegna gratuita in tutta la provincia di Perugia ma non basta a farci tornare ai livelli precedenti la pandemia. Questo nonostante da noi la sicurezza sia un punto fermo, andando anche oltre quelle che sono le imposizioni - puntualizza - Per esempio, in entrata e in uscita, prendiamo la temperatura di dipendenti e clienti. E io, che sono calabrese di origine e ogni anno, sotto le feste, tornavo a casa, questa volta resterò a Perugia. E’ una questione di rispetto verso la comunità”.