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La virologa dell'ospedale di Perugia: "La circolazione del virus è ancora alta. Attenzione al Natale, terza ondata metterebbe in ginocchio il Paese"

Francesca Marruco
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I numeri della pandemia in Umbria continuano a migliorare: anche quelli di ieri infatti, seppure poco indicativi perché nei giorni festivi vengono effettuati meno tamponi, evidenziano una decrescita costante degli attualmente positivi e anche dei ricoverati. Ma, sull’andamento dell’emergenza, interviene la professoressa Daniela Francisci, direttrice della struttura complessa di malattie infettive dell’ospedale di Perugia, che dice: “L’epidemia migliora sia a livello nazionale che da noi in Umbria, ma la circolazione del virus è ancora alta così come ancora alto è il numero dei decessi”. E infatti, anche ieri, a fronte di numeri confortanti per quasi tutte le voci analizzate, si sono registrati altri 8 morti. Il che porta il totale di vittime della pandemia a 468. Il numero degli attualmente positivi invece, complici anche i guariti che ogni giorno doppiano i nuovi casi, anche ieri 132 a fronte di 65, è sceso sotto i 6 mila. Si è dimezzato in meno di 20 giorni, arrivando ai 5.990 attuali. Tutto grazie alle limitazioni delle scorse settimane. 
“Le misure restrittive poste in essere a livello generale e regionale a ottobre/novembre stanno dando i risultati attesi - aggiunge Francisci - L’ rt (indice di contagio) sta scendendo e la pressione sugli ospedali sta cominciando ad attenuarsi”. Ieri infatti, i degenti in Umbria erano 395, di cui 56 in terapia intensiva. Numeri che continuano a scendere: ieri solo due in più. Ciò nonostante, secondo la virologa che tanti malati Covid ha curato, “il presente è delicato e nel prossimo futuro ci sono le festività natalizie e la voglia di stare insieme con parenti e amici che potrebbero, se non affrontare con senso di responsabilità, vanificare gli sforzi e i sacrifici fino a qui sostenuti. Questa estate - aggiunge - abbiamo pensato che il pericolo fosse alle spalle, abbiamo sbagliato e l’abbiamo pagata cara, con una seconda ondata che è stata ben peggiore della prima in termini di pazienti ospedalizzati e di morti. Non possiamo sbagliare ancora, non possiamo permetterci una terza ondata che metterebbe in ginocchio il Paese e il Servizio sanitario nazionale”. E’ per questo motivo che la professoressa, che a differenza di altri suoi colleghi, non ha mai parlato di attenuazione del virus, fa un appello: “Affrontiamo le settimane che ci attendono con attenzione e rispetto delle regole che ci vengono indicate e se saremo capaci di mantenere le precauzioni che ormai conosciamo bene:distanziamento sociale, uso delle mascherine, igiene delle mani e delle superfici, potremo guardare al nuovo anno con fiducia e con la speranza di lasciarci alle spalle questa drammatica esperienza”.