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Covid Umbria, a Perugia protesta specializzandi. Giovanni Mattioni: "Beffato dalla burocrazia"

Patrizia Antolini
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Lunedì mattina Giovanni Mattioni, medico specializzando perugino di 25 anni, sarà davanti al dipartimento di medicina e chirurgia del Santa Maria della Misericordia a Perugia. Non sarà in aula nè incontrerà pazienti. Sarà lì per chiedere certezze. Sono 860 i giovani medici umbri che attendono da settembre di sapere dove potranno effettuare la propria specializzazione. Un esercito di giovani professionisti che vuole lavorare: che potrebbero essere molto più utili in corsia al fianco di altri medici in prima linea piuttosto che dimenticati in un angolo. Una stortura nazionale, imbrigliata tra ricorsi e sentenze del Consiglio di Stato, che stride con la drammatica carenza di medici in piena pandemia
“Al concorso predisposto nei padiglioni dell’Umbria Fiere a settembre eravamo in 860 - ricorda Giovanni - mi ero laureato sette giorni prima e mi sono detto: vai, fai quello che puoi. Covid a parte, le novità quest’anno erano tante: innanzitutto l’abilitazione diventata effettiva con la laurea e poi la possibilità di accedere nello stesso anno” del conseguimento dell’agognato pezzo di carta. “Come per tutti, scegliere una mia strada - prosegue Giovanni - non è stato facile. Alcuni tirocini e soprattutto l’esperienza in un centro europeo a Parigi, su consiglio dei miei professori Francesco Puma e Lucio Cagini, sono stati decisivi: ho scelto di specializzarmi in chirurgia toracica. Tutti con le proprie aspettative, fatta la prova, abbiamo iniziato ad aspettare le graduatorie sul sito universitaly del Miur”. Ma i tempi hanno cominciato a dilatarsi. Dal 5 ottobre, data annunciata per l’uscita delle graduatorie con i punteggi conseguiti al concorso, si è slittati al 26 ottobre: colpa di una serie di ricorsi che di fatto hanno rallentato la valutazione delle prove. Ma era solo l’inizio: “Dopo una serie di rinvii ci dicono finalmente che dal 23 al 27 novembre avremmo potuto inserire le preferenze in merito alle scuole nelle quali svolgere la specializzazione con la borsa di studio”. Bloccati davanti allo schermo e pronti a digitare i tasti sul proprio futuro si sono ritrovati davanti all’ennesimo bluff e ad altri rinvii. Uno dietro l’altro, quasi come fosse uno scherzo. “Dal 30 novembre, al primo dicembre - ricorda Giovanni - e poi al 3 dicembre. Alla fine abbiamo capito come stavano realmente le cose: siamo stati informati che le assegnazioni alle scuole sarebbero state fatte solo dopo il 15 dicembre, cioè dopo la sentenza del Consiglio di Stato chiamato a decidere sui ricorsi presentati da altri studenti. E’ successo un putiferio contro il ministero e il ministro Manfredi”. Aspettare fino a metà dicembre vuol dire trovarsi a fare le valigie il 16 e partire sotto Natale: “Ad oggi sappiamo che dobbiamo entrare al lavoro il 30 dicembre - spiega Giovanni - e in 15 giorni dobbiamo trasferirci in un’altra città e trovare una sistemazione in modo affrettato e precario. Il tutto durante le feste di Natale e con le norme restrittive del Dpcm. Finiremo per pagare salato un posto per dormire. Non mi sento nè un eroe nè un angelo. Sono stato abituato a fare il mio dovere a prescindere. Ma quello che mi dispiace è l’inettitudine e l’ipocrisia di un sistema che vuole dare encomi e poi nei fatti non cambia mai nulla”.