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Umbria, giudice e avvocati indagati per corruzione: fissata l'udienza preliminare. Archiviata la posizione di Salcerini

Francesca Marruco
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Chiesto il rinvio a giudizio e fissata l’udienza preliminare per il giudice del tribunale di Spoleto, Tommaso Sdogati e gli avvocati, Mauro Bertoldi e Nicoletta Pompei. Archiviata invece la posizione dell’altro giudice, inizialmente iscritto dalla Procura di Firenze, Simone Salcerini. Per lui infatti è stata disposta l’archiviazione. Lo rendono noto i suoi stessi legali, Stefano Campanello e Mauro Messeri. “Archiviazione di tutte le accuse per infondatezza della notizia di reato: così il pubblico ministero di Firenze e il Gip del capoluogo toscano hanno definito la vicenda che aveva coinvolto, suo malgrado, il giudice Simone Salcerini, in servizio al Tribunale di Spoleto”, scrivono i legali nella nota. “Non sussiste - proseguono - alcuno dei gravi reati che a più riprese erano stati ipotizzati: né la corruzione in atti giudiziari, né l’abuso d’ufficio, neppure il concorso nei comportamenti contestati ad altri soggetti. 
È l’inevitabile approdo di un’accusa infondata: il giudice Salcerini non ha mai dubitato di questa conclusione, convinto dell’assoluta correttezza del suo operato”.
Per gli altri invece, l’appuntamento dinanzi al gip Maurizio Caivano è per il 9 febbraio prossimo. I due legali colleghi di studio, Bertoldi e Pompei - rispettivamente difesi dagli avvocati Luca Maori e Guido Rondoni,  e il giudice Sdogati, legato sentimentalmente a Pompei sono accusati di corruzione
Per la magistratura fiorentina infatti “Bertoldi si è impegnato a erogare a favore della Pompei, che aveva una relazione con Sdogati, le somme provenienti dagli incarichi di delegato alle vendite ricevuti nell'ambito delle esecuzioni immobiliari, pari al 50% della remunerazione ricevuta”. Sdogati invece avrebbe “messo a loro disposizione i suoi poteri e la sua funzione di magistrato compiendo atti contrari ai dover d'ufficio, tra l'altro intervenendo reiteratamente, presso il cancelliere, un suo collega giudice”. La Procura gli contesta anche di aver “manifestato la disponibilità a farsi assegnare la causa civile che Bertoldi voleva promuovere contro la compagnia assicurativa, dopo la morte del fratello in un incidente”. Ed era proprio da lì che era partito tutto. I carabinieri di Todi infatti avevano avuto qualche sospetto, iniziarono ad intercettare Bertoldi ed emersero parecchi reati. Che hanno dato vita a tre diversi filoni di inchiesta. Questo approdato a Firenze per il coinvolgimento del giudice Sdogati. Uno, ancora in fase di indagini in cui Bertoldi è accusato di illeciti per i permessi di soggiorno. E uno a Perugia in fase di giudizio immediato in cui Bertoldi deve rispondere di sfruttamento della prostituzione. Dall'accusa di corruzione il giudice Tommaso Sdogati, difeso dagli avvocati Guido Rondoni e Roberto Erasti, si era difeso con forza, dicendo di non aver effettuato alcuna operazione contraria ai suoi doveri d'ufficio per favorire la sua compagna e il suo collega di studio, Mauro Bertoldi.