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Perugia, il racconto della caposala del pronto soccorso: "Prima eravamo supereroi, ora siamo stanchi ma ce la mettiamo tutta. Nella mia équipe nessun contagio"

Francesca Marruco
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Recentemente è stata premiata per il suo impegno nella lotta contro il Covid dalla Fondazione Onda. Già a parlarci al telefono si capisce che è una forza della natura. “Noi diamo le gambe alle decisioni prese da altri” dice la dottoressa Monia Ceccarelli, coordinatrice infermieristica del Pronto Soccorso di Perugia e responsabile del dipartimento di emergenza e urgenza, Terapie Intensive 1 e 2. “Quello che ho avuto è un riconoscimento importante ma non è solo mio, noi facciamo un grande lavoro di squadra sempre”. 
Come è arrivato il Covid nel suo reparto?
Ci sono due date simboliche, il 28 febbraio quando la protezione civile ci portò il container per il pre-triage. Era vuoto. Lo abbiamo riempito in poco tempo di ciò che serviva e i ragazzi poi hanno fatto i turni per renderlo attivo. E il 9 marzo quando ci è sfuggito il primo paziente Covid. E’ stato sconvolgente. Era arrivato per altro, è stato in Obi 48 ore. Poi il tampone e la positività. In 2 ore abbiamo esonerato dal servizio 12 sanitari. E da lì abbiamo riorganizzato tutto e sono orgogliosa di dire che da allora nessuno dell’equipe del Pronto Soccorso si è infettato. 
Avevate DPI sufficienti?
Non siamo mai stati un giorno senza. Quando nella prima fase avevamo le scorte contate ho fatto dei kit con dentro il necessario per i sanitari del PS a seconda del grado di protezione che dovevano avere, ne abbiamo fatti 5000 in 150 giorni.
Che differenza c’è tra la prima e la seconda ondata?
A marzo abbiamo dovuto riorganizzare tutto in maniera repentina e imponente. Siamo stati bravi. Poi secondo me avremmo dovuto usare l’estate in maniera più produttiva e fare i lavori che servono. Ma così non è stato. Però almeno stavolta avevamo l’esperienza della prima ondata e reinventare reparti è stato meno duro. Solo che la prima volta ci sentivamo un po’ supereroi, adesso il virus ci ha un po’ sopraffatto. Ma andiamo avanti pensando che in quei letti potrebbe anche esserci qualche nostro caro. Anche se è molto complicato lavorare con il Covid.

Come è organizzato il pronto soccorso?
E’ diviso da una ideale linea in due. A sinistra i Covid, a destra gli altri. Non ci sono commistioni. Il personale è ovviamente diverso. E’ come se i Ps fossero due. Abbiamo 10 posti di Obi in cui prepariamo i pazienti Covid prima di mandarli in reparto. 
Si è parlato di attese, una sera c’erano le ambulanze in fila fuori..
E’ stata la serata peggiore. Ma in poche ore abbiamo assistito e ricoverato tutti e la mattina dopo il PS era sanificato. Attese? C’era troppa pressione e pochi posti letto, anche in terapia intensiva. Abbiamo fatto tutti anche l’impossibile.
Adesso la pressione è diminuita?
Si, i ricoveri sono un po’ diminuiti e con l’ospedale dell’esercito si respira un po’. Sono straordinari loro, e tutti i miei colleghi che non si risparmiano. Dire che è facile sarebbe una bugia, ma ce la mettiamo tutta.