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Umbria, cambia tutto per i test nei laboratori privati: "I positivi ai rapidi dovranno fare il molecolare a pagamento"

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Fra. Mar.
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Test rapidi nei laboratori privati? Adesso cambia tutto. Se infatti fino adesso bastava una ricetta per farsi fare un sierologico in uno dei tanti laboratori umbri accreditati e andare a casa con l’idea di essere più protetti, ora non sarà più possibile fare solo il test rapido sierologico, o quello antigenico
La giunta regionale dell’Umbria, nella delibera 1139 del 25 novembre scorso ha infatti deciso di rendere obbligatoria l’effettuazione del test molecolare in caso di risultato positivo del test sierologico o antigenico. Non solo dovrà farlo in maniera obbligatoria nel laboratorio privato, ma dovrà farlo nella stessa seduta in cui eventualmente è emersa la positività. Con i costi, decisamente più alti, che sarebbero quindi a carico del paziente.
Per il resto l’organizzazione resta come è stata fino ad ora: serve una ricetta bianca di un medico, non si deve avere sintomi suggestivi riconducibili, anche in maniera ipotetica al Covid, e non si deve essere in isolamento, o si può essere contatti di positivi. Analogamente a quanto accadeva in precedenza, i laboratori privati dovranno dare tempestiva comunicazione alle autorità sanitarie pubbliche in caso di positività di un paziente in modo tale da attivare il protocollo per l’isolamento. 
Secondo quanto emerge, la decisione - che potenzialmente fa lievitare i costi per chiunque voglia farsi un test - sarebbe stata adottata per disincentivare il ricorso massivo ai test sierologici o antigenici che non sono test diagnostici. Molti utenti invece li considerano tali non tenendo bene a mente che il sierologico ha una finestra di latenza in cui si potrebbe aver contratto il virus ma dare ancora esito negativo, senza contare la specificità che non è al 100% come quella del molecolare. 
“I test antigenici rapidi su tampone naso-faringeo possono essere utili in determinati contesti, come lo screening rapido di numerose persone”, sta scritto nell’atto. “Analogamente i test sierologici, utilizzati già da alcuni mesi nella diagnostica SARS CoV 2, non possono in alcun modo sostituire il test molecolare per la diagnosi di infezione in atto e quindi un test sierologico positivo deve essere sempre confermato con test molecolare”. Di lì la decisione. 
Che non piace troppo a molti titolari dei laboratori. C’è chi attacca dicendo che se la Regione avesse convenzionato i laboratori e avesse stabilito un ticket, magari per fascia di reddito sarebbe stato ipotizzabile uno screening di massa. 
Ma la strada, al momento, non sembra decisamente questa. 
Le autorità sanitarie regionali infatti non hanno neanche ancora ripreso a fare con sistematicità tamponi agli asintomatici, contatti di casi positivi.