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Perugia, parla il collega del medico morto: "Io ho paura sempre, riceviamo anche 100 chiamate al giorno"

Patrizia Antolini
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“Non so perché sia andata così per Stefano... Ci eravamo dati un codice, lavoravamo fianco a fianco da una vita. Non era uno sprovveduto, non lo era mai stato. Eppure...”. A parlare è Francesco Rossi medico di base e coordinatore della Aft di Madonna Alta nella quale lavorava Stefano Brando, morto il 19 novembre dopo aver contratto il virus probabilmente da un paziente. “Ho paura sempre, tutti i giorni: se non l’avessi sarei uno scellerato. Vedere le figlie di un collega non avere più lacrime per piangere il padre è terribile. Ci poteva essere mia figlia al loro posto”. Da marzo il telefono di Francesco Rossi squilla di continuo “una volta ho provato a contarle: sono arrivato a cento telefonate in un giorno”. Si è passati dal primo lockdown - “eravamo allo sbandamento totale” - alla seconda impennata d’autunno - “siamo più lucidi ma i presidi non bastano”- ma loro, i medici di base, restano sempre lì, in prima linea. Spesso soli.
“A marzo ho comprato da solo su internet i pannelli per proteggere la scrivania dell’ambulatorio. Qualche mascherina me l’ero procurata fin dalle prime notizie su Wuhan. L’Asl ci ha fornito un copriscarpe, una tuta usa e getta ma era chiaro che ci saremmo dovuti organizzare autonomamente”. Adesso le cose non sembrano molto cambiate: “La tempistica dei tamponi è accettabile: i tempi sono rapidi ma i presidi, quelli no, scarseggiano. A breve faremo i tamponi antigenici al piazzale della facoltà di Ingegneria. Bene, ma come? Non è arrivato molto. Tra l’altro non ha senso che ogni medico faccia solo i propri utenti, serve una organizzazione più ampia”, ipotizza Rossi. 
I medici di base gestiscono, soli, l’emergenza di un paziente che per paura arriva in ambulatorio con la febbre a 38. Da soli affrontano la necessità di un ricovero non più rinviabile: “La paziente di 78 anni aveva da una settimana febbre alta e un diabete scompensato. Mi sono sentito rispondere: ‘Non ho posto’. Non è un mio problema: questa signora non muore a casa, ho replicato. Ero pronto a chiamare i carabinieri poi dopo un momento di tensione tutto si è chiarito”, dice Rossi.
Come pure da solo ha deciso di richiamare i suoi assistiti che hanno contratto il virus, anche in forma lieve: “Sto riscontrando che in alcuni casi i negativizzati a distanza di tempo presentano parametri sballati: ora li sto richiamando per fare degli accertamenti. Sono un medico di campagna, mi metto a studiare la materia la domenica mattina assieme ai miei colleghi della Aft, ma vorrei capire se mi sono imbattuto in casi eccezionali o il virus lascia un attivazione del sistema di anticoagulazione che potrebbe portare a un possibile rischio trombosi”. Su questo aspetto si è confrontato con l’unità di crisi della Regione e a breve potrebbe arrivare un suppporto. “Sarebbe fondamentale: per evitare il collasso degli ospedali dobbiamo attivare la medicina del territorio ma dobbiamo essere in grado di p