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La docente di Statistica dell'Università di Perugia: "Ecco come tracciare gli asintomatici partendo da un campione"

Francesca Marruco
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Tracciare gli asintomatici per capire l’andamento del virus. Tracciare in maniera mirata per poter mettere in campo azioni mirate. La proposta fu avanzata sin dall’inizio della pandemia dalla Società Italiana di statistica, di cui fa parte anche la professoressa Elena Stanghellini, dell’ateneo di Perugia. La professoressa è stata anche membro della task force che ha lavorato all’indagine sulla sieroprevalenza dell’Istat, da cui risulta che circa il 30 per cento dei soggetti contagiati è asintomatico.
Professoressa ci può in che modo potrebbe essere ancora utile?
La proposta è semplice Si deve partire da campione casuale di soggetti da sottoporre a tampone. Si vede chi è positivo e chi non lo è. Sulla base delle risultanze se una persona è positiva si vanno a tracciare e testare tutti i contatti, inclusi gli asintomatici. Così facendo si ha un controllo del fenomeno degli asintomatici che, soprattutto adesso, sfuggono.
In parte ingloba la base del tracciamento che al momento è saltato..
Le differenze con cosa si fa ora sono tre: adesso si viene a conoscenza di un caso, si mette in isolamento, si testano i contatti vicini ma a volte si omette di testare gli asintomatici. Ai fini della sorveglianza va bene, in quanto le persone vengono isolate, però si perde l'informazione che conduce a identificare e quantificare gli asintomatici. Inoltre, ora non si fa un campionamento casuale in origine. Invece noi vogliamo partire da campione casuale, altrimenti le stime sono distorte. Infine, così facendo si possono anche raccogliere informazioni più dettagliate sui luoghi del contagio, sugli orari, e sulle caratteristiche dei soggetti asintomatici: età, genere, stili di vita. Tutte nozioni che adesso non abbiamo. Con queste informazioni forse un domani sarà possibile fare chiusure mirate. Il problema è che chi non conosce la statistica è destinata a reinventarla.
Questo progetto si può fare anche a livello regionale?
Certo, si può adattare alla dimensione del territorio. Ovviamente più è densamente abitato, più potrà essere utile. Ad ogni modo ragionando sull’Umbria, penserei a un campione stratificato per aree urbane e aree rurali. Per ognuna delle caratteristiche ci devono essere inseriti un congruo numero dei soggetti, estratti in maniera casuale.
Il progetto può avere anche ricadute pratiche?
Certo. Si potrebbe partire da un primo studio adesso. Tutti parlano del vaccino ma la strada sarà lunga. Quindi potremo analizzare adesso una prima catena. Il tracciamento inoltre adesso può anche avvenire attraverso la app Immuni, che può essere di ausilio.
Cosa ve lo impedisce?
Serve la collaborazione di tutte le strutture coinvolte. Dalla sanità a chi ha accesso all’app immuni se si decidesse di usarla. E serve, ovviamente, la volontà politica per farlo.