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Covid in Umbria, muore il primo medico. E' Stefano Brando, aveva 62 anni. L'ordine: "Ha preso il virus sul lavoro"

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Alessandro Antonini
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E' morto a 62 anni Stefano Brando. Per Covid. Era un medico di base di Perugia e ha contratto il virus facendo assistenza ai suoi pazienti. "E' il primo medico di medicina generale morto per Covid in Umbria in questa seconda ondata", fa sapere il presidente dell'ordine provinciale, Graziano Conti, che esprime cordoglio per il decesso del collega. Brando faceva parte dell'aggregazione funzionale territoriale di Madonna Alta. Dall'ordine è arrivata anche una nota. "L’ordine dei medici della provincia di Perugia", è scritto nel comunicato, "informa con immenso dolore della scomparsa del collega dottor Stefano Brando ed è vicino ai suoi familiari. Il dottor Brando era un medico di medicina generale di 62 anni, che aveva contratto il virus Sars Cov 2 operando in prima linea nell’assistenza ai propri pazienti, al pari di tanti altri colleghi del territorio ed ospedalieri della nostra regione. Stimato professionista, attivo nel sindacato Fimmg e nella Simg, la società scientifica della medicina generale, operava nell’ambito della Aft di Madonna Alta e svolgeva la propria attività a Perugia città. Dall’inizio di questa vicenda, nel nostro Paese, sono oltre 200 i medici caduti in questa battaglia, in larga parte medici di medicina generale. In questa seconda ondata, dal mese di ottobre, la metà dei deceduti sono medici di famiglia. In queste settimane, purtroppo, abbiamo letto articoli sui giornali o assistito in televisione a dibattiti sulla medicina del territorio ove, con superficialità e approssimazione e distorsioni della verità, si è infangata questa categoria. Al nostro ordine è addirittura arrivata una segnalazione da parte del Codacons che in un giorno, avendo contattato, nell’arco di sette minuti, cinque medici della nostra città, all’inizio dell’orario di ambulatorio, non ha ricevuto da due immediata risposta. Ebbene la risposta è quella di chi, come Stefano Brando, ogni giorno paga con la morte sul lavoro il proprio tributo di sangue per assistere i cittadini".