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All'ospedale di Perugia chiudono 5 sale operatorie: servono per allestire nuove terapie intensive

Francesca Marruco
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Al Santa Maria della Misericordia di Perugia si stanno chiudendo la metà delle sale operatorie del blocco Trancanelli per fare spazio agli otto posti aggiuntivi di terapia intensiva previsti nel piano di salvaguardia. Lo spiega il commissario straordinario dell’azienda ospedaliera di Perugia, Marcello Giannico.
Commissario dove verranno realizzati questi 8 nuovi posti?
In una parte del blocco operatorio Trancanelli. Abbiamo già fatto l’isolamento della zona, e stiamo spostando le apparecchiature che si usano per gli interventi maggiori nelle sale operatorie che resteranno aperte. Purtroppo siamo costretti a rinunciare a metà sale operatorie anche se non verranno utilizzate tutte per i posti di terapia intensiva, per la questione legata ai flussi di aria. Il blocco quindi può essere solo diviso in due. Per questo di 10 sale operatorie, ne resteranno operative solo 5. Abbiamo 15 giorni per renderle attive e stiamo predisponendo il tutto affinché non ci siano ritardi. 
Avete già tutte le apparecchiature necessarie per renderle pienamente funzionanti?
Si certo, va solo realizzato il tutto. 
E per quanto riguarda il personale, avete delle criticità per renderle operative? A Terni, ad esempio non si attivano fino all’arrivo di rinforzi...
Diciamo che noi abbiamo fatto una scelta diversa. Noi possiamo renderle utilizzabili nel giro di breve tempo grazie al reimpiego degli anestesisti di sala operatoria che verranno coinvolti in una sorta di nuova mini equipe, alle dirette dipendenze del professor Edoardo De Robertis, già a capo di Terapia Intensiva 2, che poi si trova lì vicino. Sarà un po’ un suo prolungamento. Il professore provvederà a fare un re-training degli anestesisti di sala non più abituati alla rianimazione e creerà equipe di lavoro miste con i suoi medici di corsia.
Quindi potete attivarle sacrificando altre cose..
Esatto. Ma stiamo contrattualizzando 5 specializzandi di anestesia e siamo molto soddisfatti per la graduatoria di Terni che dovrebbe portare da noi 36 infermieri, sarebbe una grande boccata d’ossigeno.
Quando inizieranno i primi interventi nelle cliniche private e perché non si potevano fare più in sede?
Il primo è in programma per domani, poi avverrà per fasi successive. Qui non si potevano più fare perché non bastano gli anestesisti. Le cliniche hanno i loro. Ovviamente da noi restano le urgenze e gli interventi maggiori che hanno bisogno della successiva rianimazione. 
Dopo l’entrata in funzione dell’ospedale da campo dell’esercito, la pressione al Santa Maria si è un po’ allentata?
Devo dire di si, in generale si. C’è anche minore tensione da parte degli operatori che sono chiamati a ritmi di lavoro molto pesanti. Adesso, tra i primi risultati delle misure di contenimento e le altre strutture che ci aiutano, diciamo che stiamo dormendo sonni meno travagliati.
L’ospedale è mai stato sull’orlo del collasso in questa seconda ondata?

Assolutamente no. Ci sono stati momenti critici, è ovvio, ma mai al collasso