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Covid Umbria, i ristoratori di Perugia: con gli uffici chiusi siamo di nuovo in crisi

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“La situazione è drammatica, restiamo aperti giusto per tenere alta la bandierina della resistenza”: a parlare è Gianni Segoloni, titolare del Bistrot di piazza Matteotti. “Il centro è pressoché deserto, manca la filiera della giustizia, i lavoratori del comparto pubblico e privato sono quasi tutti in smart warking, gli studenti studiano con la didattica a distanza - evidenzia - Ogni giorno è una rimessa ma vogliamo comunque garantire un servizio. La cucina non è in funzione, proponiamo piatti freddi e caffetteria ai pochi clienti che vediamo. Non è un caso che molti di noi hanno deciso di rimanere chiusi da quando c’è stato il passaggio dell’Umbria in zona arancione”. Uno di questi è Enrico Guidi, titolare del ristorante Il Cantinone: “Mi sono voluto prendere qualche giorno per vedere come andavano le cose ma il comparto è in totale stallo e ho deciso che al momento era meglio non riaprire - spiega - I locali che sono nell’acropoli sentono più degli altri il peso delle attuali limitazioni, difficile che qualcuno raggiunga il centro, parcheggi e ci raggiunga per prendere cibo da asporto. Ho qualche dubbio che possa funzionare anche tornando in zona gialla. Questa seconda ondata dell’epidemia, a mio parere, sta generando più paure rispetto alla prima. E credo che se anche nei prossimi giorni venissero decise delle riaperture, queste influirebbero poco sulla psicologia delle persone. Mentre nell’estate appena trascorsa abbiamo assistito a una grande voglia di uscire e divertirsi, lasciando indietro quello che era stato - evidenzia Guidi - in questo caso mi sembra tutto più complicato. Anche il Natale lo vedo come una grande incognita, difficile capire quello che sarà”. E’ sulla stessa lunghezza d’onda anche Mustapha, uno dei soci del Ferrari: “Siamo chiusi - si limita a dire - e non abbiamo idea di quando riapriremo. Staremo a vedere come evolve la situazione”. Simone Ragni (Gastronomia Umbra) è uno di quelli che, come Gianni Segoloni, ha deciso di restare aperto “per mantenere un minimo di decoro della città e un contatto con i clienti”, precisa. Ma il delivery, a pranzo, sta quasi a zero: gli uffici sono quasi tutti chiusi, l’università pure, in tribunale la maggior parte delle udienze sono da remoto. Contiamo sì e no tre avvocati al giorno. Va un po’ meglio il fine settimana, soprattutto la sera ma parliamo di cifre ridicole che si aggirano intorno ai 200 euro e che non ci permettono neppure di coprire le spese. Prospettive per il Natale? Dubito che riusciremo ad aprire completamente per quel periodo. Noi, però, ci stiamo organizzando per le feste con delle promozioni speciali e per garantire qualcosa che va ben oltre il semplice hamburger”. Ma è tutta una incognita e così si va avanti, navigando a vista