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Perugia, interventi non urgenti nelle cliniche private. C'è la delibera dell'ospedale

Francesca Marruco
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Rendere di nuovo attive le collaborazioni con le cliniche private  accreditate con cui era già stato sottoscritto l’accordo quadro nella prima ondata della pandemia e dei contratti ancora in essere e riprogrammare in quelle strutture tutta l’attività chirurgica dell’ospedale di Perugia, classificata come non urgente, ma che altrimenti rischierebbe di subire ritardi inaccettabili. E’ questo il nocciolo della delibera numero 0001975 del 16 novembre adottata dal commissario straordinario del Santa Maria della Misericordia di Perugia, Marcello Giannico. Per la scorsa settimana era stata la stessa direzione sanitaria regionale ad aver disposto la sospensione degli interventi non urgenti. Gli altri infatti, quelli urgenti e/o complessi restano garantiti al Santa Maria della Misericordia. 
Adesso nell’atto viene spiegato perché, primari e direttori delle strutture ospedaliere, sono chiamati a valutare la programmazione di tali interventi nelle cliniche Porta Sole, Clinica Liotti, Villa Fiorita e Clinica Lami. 
“Preso atto della profonda riorganizzazione assistenziale dovuta al contesto epidemico” e che “nella fattispecie di interventi individuati come procrastinabili sono presenti anche quelli programmati su pazienti affetti da varie patologie, per l’evoluzione delle quali potrebbero non risultare ulteriormente procrastinabili”, “si rende indispensabile adottare tutte le azioni necessarie per fornire le risposte ai pazienti inserite in queste liste di attesa”. Dato anche l’altissimo afflusso di pazienti Covid e la necessaria riorganizzazione dell’ospedale di Perugia, la stessa azienda ospedaliera ha chiesto formalmente ai commissari della Usl Umbria 1 e 2 “disponibilità di spazi all’interno dei rispettivi presidi ospedalieri per poter garantire gli interventi ospedalieri”.
Ma, come viene spiegato nella delibera stessa, l’Usl Umbria 2, ha fatto sapere la “indisponibilità di spazi da riservare all’azienda ospedaliera di Perugia”. La Usl Umbria 1 invece ha risposto di “poter riservare alcuni spazi nell’ospedale di Città di Castello” ma che “la disponibilità deve intendersi solo come disponibilità strutturale, non essendo possibile, allo stato, attività di personale medico e anestesiologico”. Ma questa non disponibilità per l’azienda sanitaria di Perugia, di fatto “non consente di poter svolgere attività chirurgica presso gli ospedali individuati, poiché, stante l’attuale assetto assistenziale all’interno di quest’azione - sta scritto nella delibera - risulta impossibile reperire proprio personale medico anestesiologico da destinare a tale attività chirurgica presso le strutture territoriali”. 
Tutto questo premesso, il commissario invita gli apicali delle strutture chirurgiche a “valutare l’opportunità e la sussistenza delle condizioni per potersi avvalere delle cliniche private in cui effettuare interventi con le proprie equipe”.