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Covid in Umbria, Marco Caprai: imprese agricole risentono del clima di incertezza

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“L’agricoltura è allo stremo, l’intero comparto produttivo rischia il collasso e il clima di costante incertezza non aiuta, tutt’altro. Qui si rischia l’apocalisse”: a parlare è Marco Caprai, vitivinicoltore e membro della giunta di Confagricoltura nazionale. “Il blocco causato dalla seconda ondata di Covid sta causando enormi problemi nelle vendite soprattutto di vino, olio, salumi e formaggi di qualità - evidenzia Caprai - Con bar e ristoranti che lavorano solo con l’asporto e le consegne a domicilio e un turismo totalmente bloccato, il mercato dei prodotti dell’agricoltura sta subendo perdite altissime che arrivano al 70%. Lo stop agli spostamenti tra Comuni ha avuto come primo effetto quello di stoppare gli ordini o almeno dimezzarli. Allo stesso tempo, però - evidenzia ancora Caprai - si continuano a sostenere i costi di sempre perché l’agricoltura non si ferma mai”. Così come non si blocca il lavoro degli allevatori. “Il fatto - spiega Caprai - è che si continua a produrre ma non a vendere. Con i problemi che ne conseguono sia perché non ci sono magazzini sufficientemente grandi sia perché alcuni prodotti sono facilmente deperibili”. Il commercio online non aiuta, per Marco Caprai. “L’e-commerce rappresenta l’1-2% del fatturato nel nostro settore, se anche dovesse raddoppiare o addirittura triplicare comunque non porterebbe a risultati risolutivi. Per quanto riguarda l’export, il mercato europeo è fermo perchè la maggior parte dei Paesi con cui l’Italia, e l’Umbria in particolare, ha rapporti sono in lockdown”. L’unica salvezza potrebbe essere rappresentata dal Natale, da sempre un periodo risolutivo per quanto riguarda le vendite di settore. Ma lo spettro di un nuovo lockdown sta mettendo a rischio anche le prossime feste. “Pensiamo allo spumante: sapendo di restare a casa, senza poter ricevere amici, in media non se ne prenderà più di una bottiglia a famiglia. La verità - evidenzia Caprai - è che da metà ottobre sentiamo parlare il governo di possibili nuove chiusure e di lockdown trasmettendo così nel cittadino - consumatore una profonda sfiducia. Questo significa uccidere le imprese agricole, parliamo di allevamento, ortofrutta, viticoltura, olivicoltura ma anche di tutto il comportamento che vi ruota attorno, compreso tutto il sistema dell’approvvigionamento della ristorazione. Il governo sta sbagliando, non servono interventi a pioggia ma strategie mirate. E soprattutto serve lavorare per salvare il Natale e non pensare di chiudere proprio in quel periodo”.