Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Umbria, l'ultimo report dell'ISS: "L'Rt scende ma il rischio che la situazione peggiori resta alto"

Francesca Marruco
  • a
  • a
  • a

In Umbria, così come in molte delle altre regioni italiane, stando all’ultimo report dell’ISS, “l’epidemia, seppur intensificandosi per gravità a causa di un aumentato impatto sui servizi assistenziali, mostra una lieve riduzione nella trasmissibilità rispetto alla settimana precedente che potrebbe essere un segnale precoce di impatto delle misure di mitigazione introdotte a livello nazionale e regionale dal 14 ottobre 2020”. Ma la stessa Umbria, così come altre 19 regioni è classificata “a rischio alto di una epidemia non controllata e non gestibile sul territorio”. In particolare, la regione ha un indice di trasmissibilità che al momento non raggiunge lo scenario peggiore, il 4, ma si ferma al precedente (il 3) con un Rt in diminuzione a 1.43. Le conclusioni contenute nel report numero 26 dell’Istituto superiore di Sanità, che si riferisce ai dati della settimana 2-8 novembre (aggiornati fino all’11) mostra dunque per alcune voci dei piccoli segnali di miglioramento, ma, in generale, il rischio di progredire a scenari peggiori prima che la curva rallenti, è ritenuto alto. E proprio per questo gli esperti, ribadiscono che “è necessaria una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”. 
Il report, ormai al centro del passaggio da una zona all’altra per le regioni italiane, è stato arricchito di altri due algoritmi, e una nuova voce, oltre ai 21 parametri già precedentemente in uso. 
L’Umbria, secondo i dati quindi, è compatibile con uno scenario di tipo 3, ovvero con Rt compreso tra 1,25 e 1,5. In particolare nel cuore verde, l’Rt è stato stimato a 1,43 per la settimana di riferimento. Nella classificazione dei nuovi algoritmi la regione ha un rischio considerato “alto”. In particolare, se la “valutazione per la probabilità di diffusione dell’infezione” è “moderata” in quanto non c’è traccia di “trasmissione non gestibile in modo efficace con misure locali o zone rosse”, non lo è altrettanto quella definita “di impatto” che, appunto, è classificata come “alta”. Questo a fronte della segnalazione di nuovi focolai nelle Rsa nella settimana di riferimento, del sovraccarico in terapia intensiva e di nuovi casi segnalati negli ultimi 5 giorni in soggetti di età superiore ai 50 anni. 
E’ ugualmente “alta” la classificazione del rischio riguardante la probabilità di raggiungere le soglie critiche di occupazione dei posti letto in area medica e terapia intensiva nei prossimi 30 giorni. In particolare la probabilità di superare queste soglie viene indicata come superiore al 50%. All’11 novembre infatti - i dati per i posti letto sono stati aggiornati a quella data - il tasso di occupazione delle terapie intensive umbre da pazienti Covid era del 58%, contro il 40% della settimana precedente. Mentre era del 52% quello relativo all’occupazione dei posti letto di area medica. Alla mezzanotte di venerdì sera in Umbria erano stati attivati 120 dei 127 posti di terapia intensiva annunciati dalla sanità regionale. Di questi, 68 erano occupati da pazienti Covid su 70 disponibili, mentre gli altri 50 erano riservati ai no-Covid.