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Perugia, il dramma dei ristoratori: "Solo asporto e consegne a domicilio, ancora attendiamo i soldi della prima fase Covid"

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“Siamo in guerra”. Sbottano titolari di alberghi, ristoranti, pizzerie e bar di Perugia. “Più che arancione vediamo nero ma non molleremo”. I numeri per stare tranquilli non ci sono ma la tenacia e le idee non mancano. E’ il caso di Valeria Guarducci: “Abbiamo lasciato aperto solo l’Hotel Giò – spiega –; chiusi invece il Choco Hotel e il Brigantino a Porto Recanati; mentre per il ristorante abbiamo iniziato con Asporto, ci piacciono i giochi di parole in famiglia. Tanto per cominciare per il pranzo abbiamo un solo ordine. Non basta, l’83% delle camere del Giò sono libere. Gli unici clienti rimasti sono persone che si muovono per lavoro o per ragioni di salute, il calo dei turisti nel mese di novembre è stato del 90%. E tutto questo dopo un’estate difficile perché solo ad agosto e settembre siamo tornati a standard di normalità”. Il personale delle aziende Guarducci, una settantina di persone, è per lo più in cassa integrazione e lavora poche ore organizzato a turnazioni, fermi tutti gli stagionali, una quarantina. “Gli aiuti? Non ci sono mai arrivati in cassa. Abbiamo anticipato la cig ai dipendenti, addirittura ancora dobbiamo avere i rimborsi di 2 mila euro di mascherine acquistate. Ma l’Imu dobbiamo versarla puntualmente”. 

 

 

Nessun ristoro è quanto lamenta anche Nazzareno Cherubini (nella foto) titolare della ristorante rosticceria Gatto nero in via della Pallotta e della pizzeria Mediterraneo in zona Settevalli. “I soldi promessi nella tranche di luglio io non li ho visti, eppure dovevano arrivare in dieci giorni, quelli di ottobre, dovrebbero essere erogati in automatico, ma anche quelli per ora nulla. Se aggiungiamo che la cassa integrazione ai dipendenti arriva dopo mesi il quadro è completo sulle difficoltà da affrontare”. La rosticceria non chiude e l’asporto è una pratica consueta del locale che in questo periodo sarà incrementata. “Facciamo tutto in proprio - precisa Cherubini - non ci affidiamo a corrieri altrimenti non rientreremmo nei costi ma di 15 dipendenti a regime pieno adesso siamo in tre/quattro a essere operativi”. E proprio su questi calcoli ha deciso di non fare asporto nella pizzeria Mediterraneo. “Sarebbe inutile tenere aperto, non c’è mercato per tutti”.