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Covid Umbria, terapie intensive a corto di medici

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Aumentano i posti di terapia intensiva ma non in maniera adeguata quelli degli anestesisti e rianimatori: è quanto emerge dal report dell’Altems dell’Università Cattolica sull’andamento del Covid a livello nazionale con i numeri aggiornati al 4 novembre. Il monitoraggio confronta il rapporto tra il numero degli anestesisti e rianimatori per posti letto in terapia intensiva prima dell’emergenza sanitaria e oggi, considerando i posti effettivamente attivati dalle Regioni. In Umbria, questo rapporto era di 2.9: significa che per ogni posto letto vi erano quasi tre medici e rianimatori. Adesso, nonostante l’acquisizione di personale tramite bandi per posizioni a tempo indeterminato e determinato (sei, secondo Altems, i bandi ancora aperti per 12 posti e 22 quelli chiusi per 29 unità) questo rapporto è sceso a 2.1 (-0.7) per l’implementazione di nuovi posti letto. Facendo un raffronto con la media nazionale, il rapporto prima di 2.5 è passato ora a 1.9 (- 0.6). L’Umbria, quindi, non è tra le regioni che sta messa peggio. Il valore più basso dell’indicatore, considerando i posti letto effettivamente implementati, si registra per Veneto (1.4) e Valle d’Aosta (1.6) mentre la regione che mantiene il rapporto più alto è la Provincia Autonoma di Bolzano con 2.8 unità per posto letto. 
L’Umbria rientra però tra le 13 regioni che hanno già esaurito la capacità di di terapie intensive allestite appositamente per l’emergenza Covid, infatti starebbe già utilizzando il 31.43% della capacità strutturale di posti letto di terapia intensiva, vale a dire quei posti letto che dovrebbero essere dedicati ai pazienti no Covid. Lo studio analizza anche l’andamento della saturazione dei posti letto di terapia intensiva realmente implementati, individuando tre soglie di allarme: la prima (del 30%), riguarda il valore dell’occupazione dei posti letto totali di terapia intensiva individuato dal Ministero della salute; la seconda (del 43%) è la saturazione massima raggiunta in Italia nel picco della pandemia, il 3 aprile; la terza è la saturazione massima raggiunta in una singola regione. L’Umbria, con il 49%, ha superato sia la prima che la seconda soglia.